Fucino, caso mandragora: analisi sui cambi climatici 

Atteso l’esito di uno studio promosso dalla Regione dopo le otto intossicazioni L’ipotesi: pianta velenosa comparsa con l’innalzamento delle temperature

LUCO DEI MARSI. Il cambiamento climatico potrebbe aver determinato la crescita nel Fucino della mandragora? A questa domanda dovrà rispondere lo studio promosso dalla Regione dopo i fatti legati all’intossicazione di almeno otto persone in Campania con la ricostruzione della catena di distribuzione che aveva portato i carabinieri del Nas in un’azienda di Luco che produce e commercializza spinaci (fatti accaduti lo scorso ottobre). La pianta infestate e velenosa è, infatti, molto simile agli spinaci e alle biete. All’incontro per far luce sulla vicenda, promosso dal presidente di Confagricoltura L’Aquila Fabrizio Lobene, hanno partecipato i professori Michele Pisante e Fabio Stagnari dell’Università di Teramo, il collega Giuseppe Zanin dell’Università di Udine, Domenico D’Ascenzo già funzionario del servizio fitopatologico regionale, Francesco D’Orazi e Maddalena Scipioni del dipartimento di Prevenzione della Asl e il direttore di Confagricoltura Stefano Fabrizi. L’associazione di categoria ha ravvisato «la necessità di attivare un monitoraggio del territorio da parte di specialisti che possano verificare l’effettiva esistenza di questa specie ed eventualmente impostare un piano di controlli e informazioni sulle migliori tecniche agronomiche da applicare per evitare il ripetersi della contaminazione». In particolare Zanin ha spiegato che «la letteratura in merito è molto scarsa e ciò comporterà tempi lunghi per lo studio di questa infestante. Occorrerà isolare le piante eventualmente reperite sul territorio, assecondandone la fioritura e la raccolta del seme. Poi bisognerà verificare se esistano principi attivi consentiti per l’eventuale diserbo chimico». Sul caso D’Ascenzo ha interloquito con il professor Gianfranco Pirone, dell’Università dell’Aquila, il quale «non ha escluso che il clima torrido degli ultimi anni abbia facilitato l’espansione della mandragora anche in Abruzzo». Anche Pisante ha ritenuto che «il problema sia da inquadrare nel contesto più generale dei cambiamenti climatici che stanno favorendo, in Italia, l’insorgenza di numerose avversità in aree dove queste non erano endemiche». È sulla base di questo incontro che l’assessore regionale Emanuele Imprudente ha annunciato il monitoraggio sull’eventuale presenza della pianta nel Fucino e nelle aree a vocazione agricola. (f.d.m.)
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