Fuga dal Parco d’Abruzzo Villavallelonga in rivolta

Firme a quota 500. Domani il consiglio comunale decide l’uscita dall’area protetta Il sindaco Lippa: «Qui strutture turistiche chiuse e finanziamenti inesistenti»
VILLAVALLELONGA. Cinquecento firme, oltre il 70% dei residenti adulti, per chiedere al Comune di uscire dal Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. E il sindaco Leonardo Lippa dà la parola al consiglio comunale: l’assemblea civica fissata per domani alle 11.30 è chiamata a deliberare sulla vicenda, una vera e propria rivolta anti-Parco.
Un punto all’ordine del giorno apparentemente banale, “Parco nazionale d’Abruzzo: determinazioni”, sembra destinato a scatenare una vera e propria guerra contro la governance del Parco in questo splendido lembo dell’Abruzzo interno.
«Un freno alla crescita del territorio. Qui, come hanno dimostrato i nostri antenati», afferma il sindaco Lippa, «ben conosciamo l’importanza della tutela dell’ambiente. Non è un caso se custodiamo da oltre cinque secoli la faggeta più antica d’Europa. Segno di una grande sensibilità al tema della conservazione che però va coniugata con efficaci politiche di sviluppo del territorio». Ed eccolo il nodo del contendere, il punto di probabile rottura che, dopo tanti segnali di malcontento, è in viaggio verso il voto del consiglio comunale. «Non è possibile andare avanti così», dichiara il primo cittadino, «con le solite lungaggini e i ritardi che penalizzano le aspettative dei cittadini: centro faunistico vuoto, strutture turistiche chiuse, finanziamenti che non si materializzano hanno minato alle fondamenta il rapporto con il Parco facendo cadere a picco la fiducia dei cittadini: la petizione con le centinaia di firme che chiedono di uscire dall’area protetta testimoniano il livello di esasperazione».
Lungo l’elenco delle questioni irrisolte, con l’aggiunta di un rapporto non proprio idilliaco coi vertici dell’area protetta.
«Il centro faunistico è desolatamente vuoto», conclude Lippa, «la struttura di accoglienza ristrutturata dal Comune che attende la riapertura, i ritardi nel concretizzare gli interventi finanziati da Regione e Stato. L’unica strada possibile per uscire dall’immobilismo, anche se la decisione finale spetta al consiglio comunale, ci sembra l’uscita dal Parco, per percorrere altre strade all’insegna della tutela ambientale, anche per onorare la memoria di un precursore, il botanico Loreto Grande, che già negli anni 50, sui banchi del consiglio comunale, si batteva per la tutela della faggeta vetusta, ora patrimonio mondiale dell’Unesco».
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