«Fulmine a ciel sereno Non significa onori, ma dedizione totale»

Intervista al neo-porporato. «Il pontefice qui? Ci proverò» «L’Aquila simbolo di sofferenza, coraggio e dignità»
TORNIMPARTE. L’arcivescovo Giuseppe Petrocchi arriva puntuale a Villagrande di Tornimparte. Nonostante l’emozione per la notizia della nomina a cardinale – che gli è giunta solo poche ore prima – non ha voluto rinunciare a presiedere la cerimonia di apertura della “Peregrinatio Mariae” nella Forania di Lucoli che comprende anche Tornimparte. L'Anno Mariano – fortemente voluto da Petrocchi – avviato a ottobre 2017, terminerà a fine anno. In questi mesi la statua della Madonna di Fatima è stata portata in tutte le parrocchie. Prima di entrare nella chiesa di San Panfilo – affiancato da don Claudio Tracanna, responsabile per la comunicazione della diocesi e della Conferenza episcopale Abruzzo e Molise – il neo cardinale ha accettato di rispondere a qualche domanda.
Eminenza, è vero che anche lei ha saputo della nomina solo dopo le parole del Papa all’Angelus?
«È stato un fulmine a ciel sereno. Totale. Io non sapevo niente. Mi è stato detto. Ho saputo di questa nomina nella sacrestia della chiesa di San Mario alla Torretta dove avevo appena celebrato la messa e amministrato le cresime. Qualcuno aveva ascoltato questa comunicazione alla televisione e me lo ha detto. Non solo è stata una sorpresa, ma è stata anche inaspettata».
Ma lei col Papa – sappiamo che in questi anni lo ha sentito spesso anche telefonicamente – di questa possibile nomina non aveva mai parlato, nemmeno per sbaglio?
«È vero che – non spesso – ma ho avuto occasione di sentirmi con Papa Francesco ma di questa cosa non si è parlato assolutamente. Mai. In ogni caso per quanto mi riguarda ringrazio Papa Francesco di questa fiducia che esprime, cercherò di chiedere a Dio la grazia di una fedeltà sempre più grande che possa esprimere un ministero nel segno delle attese che il pontefice ha, tenendo conto che, dev’essere chiaro, non si tratta di un percorso di ascesa negli onori ma di una chiamata a una dedizione sempre più grande. Il Papa ha ricordato che il colore rosso delle vesti del cardinale è simbolo di una testimonianza che bisogna dare fino all’effusione del sangue».
In queste ore la sua nomina è stata interpretata come un riconoscimento per la persona e il buon lavoro fatto dal 2103 a oggi nella diocesi e nella Curia, ma anche come segno di attenzione del Santo Padre per una città da molti anni sofferente.
«Io sono convinto che è un’attenzione alla città, città che è non solo espressione di se stessa ma che è anche simbolo di tutta la terra terremotata, cioè di tutta quell’area dell’Italia centrale che è stata devastata dal sisma, prima quello del 2009 e poi dagli ultimi, del 2016 e 2017. In questo senso mi sembra che L’Aquila possa essere città simbolo, quindi possa rappresentare una sofferenza che però con coraggio, con dignità, punta non soltanto al riscatto ma a una novità in cui proprio perché c’è apertura a Dio c’è anche la piena attenzione alla dignità dell’uomo».
Lei, non molto tempo fa, ha detto che una possibile visita all’Aquila di Papa Francesco è legata alla posa della prima pietra nel cantiere del Duomo, gesto che darebbe il via, dopo anni di attesa, ai lavori di ristrutturazione – e in molte parti ricostruzione – della Cattedrale. Alla luce del fatto nuovo, la visita potrebbe avvenire anche prima?
«Questo dovremmo vederlo perché dipenderà dagli impegni di Papa Francesco. Certamente l’avvio del cantiere del Duomo apre questa prospettiva che però temporalmente dovrà essere poi scandita tenendo conto dei programmi del Papa».
Oggi, dopo la nomina, ha sentito il pontefice?
«No».
Il primo pensiero, appena appresa la notizia, per chi è stato? O qual è stato?
«Mi rimetto nelle mani della Vergine Maria, madre modello di comunione, lo dirò anche nella celebrazione, fra poco. Oggi, nel giorno della Pentecoste, chiedo allo Spirito che mi aiuti a fare fino in fondo la volontà di Dio. Chiedo questo soltanto».
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