Fumatori incalliti, uno su 3 vive all’Aquila e provincia

22 Dicembre 2018

Nel territorio la percentuale più alta di tutta la regione. Il picco tra 25 e 34 anni L’Asl corre ai ripari e riapre i centri dove si combatte il fenomeno del tabagismo

L’AQUILA. In provincia dell’Aquila si fuma di più rispetto a tutte le altre aree d’Abruzzo. I fumatori, tra i 18 e 69 anni, sono 21.500, una percentuale del 30,56%, superiore alla provincia di Teramo (29,83), Pescara (26,31) e Chieti (24,31) oltreché alla media regionale (28,8) e nazionale (26%).
I NUMERI. I risultati sono il frutto di un’indagine su un campione di popolazione di oltre 1.000 persone, condotta dall’ Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, tra il 2014 e il 2017, nell’ambito del sistema di sorveglianza “Passi”. Autore dello studio, coordinato dalla dottoressa Cristiana Mancini, è il servizio epidemiologia e sanità pubblica dell’Asl, diretto dal dottor Enrico Giansante. L’obiettivo è quello di monitorare il fenomeno e realizzare attività specifiche di prevenzione. L’indagine, condotta con interviste telefoniche, rientra nei programmi di prevenzione sui fattori di rischio relativi a comportamenti connessi all’insorgenza delle malattie croniche non trasmissibili.
20 SIGARETTE AL GIORNO. Una media di 20 sigarette al giorno. Dallo studio emerge che sono dedite alle “bionde” 3 persone su 10 tra i 18 e 69 anni che rappresentano il 31% della popolazione della provincia. Nel territorio, in media, il numero di sigarette fumate al giorno è 13 ma il 27% delle persone succubi del vizio supera le 19 sigarette al giorno. Tra 25 e 34 anni abitudine più diffusa. La fascia d’età in cui più alto è il consumo di tabacco è 25-34 anni (43%). Molto elevato è il numero di fumatori anche nella popolazione più giovane. Tra 18 e 24 anni, infatti, la percentuale tocca il 38% e va abbassandosi gradualmente nella fasce anagrafiche successive: è del 35% nella fascia 35-49 anni e si riduce al 23% tra 50 e 59 anni.
L’IDENTIKIT. Il profilo del patito di nicotina non è semplice da tracciare, perché varia in base a diversi fattori: genere, età e condizioni socio-economiche. Tuttavia, all’interno dell’eterogenea platea dei fumatori (estremamente variegata) ricorrono più frequentemente alcuni elementi: il genere maschile, la giovane età, l’etnia straniera e, sempre in senso ampio, una condizione economicamente e culturalmente svantaggiata.
IN POCHI SMETTONO. All’interno del territorio dell’Asl provinciale dell’Aquila, sempre tra il 2014 e il 2017, hanno tentato di sconfiggere l’assuefazione alla nicotina 4 fumatori su 10 nei 12 mesi precedenti il sondaggio-intervista della popolazione. L’esito è stato molto negativo a giudicare dai dati: solo l’8 per cento ci riesce (e non del tutto), restando senza sigaretta per più di 6 mesi.
RIAPRONO CENTRI ANTIFUMO. Per contrastare il fenomeno del tabagismo l’Asl ha già programmato la riapertura dei centri antifumo all’Aquila, Avezzano e Sulmona. I servizi si avvarranno di specialisti affiancati da infermieri e psicologi. La riattivazione dei centri antifumo, per la quale sono già disponibili risorse finanziarie regionali, è prevista nei primi mesi del prossimo anno, tra gennaio e febbraio.
I DANNI ALL’ORGANISMO. Oggi in Italia il tabacco costituisce la prima causa (evitabile) di morte prematura. Nella popolazione dai 30 anni in su il fumo provoca circa 80.000 morti l’anno: il 24 per cento di tutti i decessi tra i maschi e il 7 per cento tra le femmine, con oltre 1 milione di anni di vita potenziale persi. La dipendenza dalla nicotina causa l’insorgenza di numerose patologie croniche, in particolare oncologiche, cardiovascolari e respiratorie, oltre a numerosi altri disturbi.(red.aq.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.