Fuochi sulla folla, Pace si difende

28 Agosto 2014

Ventidue feriti a Giulianova. La ditta di Pratola: divieti ignorati da scellerati

GIULIANOVA. «Non si è trattato di un errore umano, tutte le autorizzazioni necessarie erano state richieste e ottenute. L’unica responsabilità per quanto accaduto è imputabile alla scelleratezza di chi, incurante dei numerosi divieti, ha invaso una zona off limits». Con queste parole, a quasi due settimane dalla conclusione dei festeggiamenti per la Madonna del Portosalvo a Giulianova, in cui rimasero ferite 22 persone a causa dei fuochi d’artificio finiti sulla spiaggia, Costantino Pace, titolare dell’omonima ditta di fuochi di Pratola Peligna, torna a dire la sua su quanto accaduto. «In 40 anni», continua Pace, «non ci era mai successa una cosa del genere. I fuochi sono stati posizionati nella maniera corretta, alla giusta distanza (c’erano più di 100 metri tra il molo nord, da dove sono partiti i fuochi, e la battigia, ndc). Non si è trattato di una nostra negligenza o errore, è stata una fatalità». Dalla notte del 10 agosto sono partite due indagini parallele, una dei carabinieri di Giulianova, coordinati dal capitano Domenico Calore, e una della capitaneria di porto di Giulianova, agli ordini del comandante Sandro Pezzuto, per scoprire se, il tratto di battigia in cui c’erano centinaia di persone, tra gli stabilimenti Arlecchino e Azzurro mare, fosse stata precedentemente recintata oppure no. Molti testimoni hanno raccontato di non aver visto linee di demarcazione sulla spiaggia, se non in alcuni stabilimenti che però avevano delimitato solo gli ombrelloni. All’ingresso del porto, invece, erano presenti transenne ben visibili.

Margherita Totaro

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