Furti a San Giacomo, sfilano i derubati

In 6 riconoscono gli oggetti sequestrati, s’aggrava la posizione degli albanesi. Il gip li tiene in carcere: pericolo di fuga
L’AQUILA. Sono sei finora le persone derubate che hanno recuperato la refurtiva tra gli oggetti sequestrati nell’abitazione dei due stranieri accusati di ricettazione per una raffica di furti a San Giacomo. Questo aggrava la posizione degli arrestati Kristian Ndoj e Vitor Prenga, giovani albanesi, fermati dai carabinieri due giorni fa. Ieri, infatti, il gip ha convalidato il fermo di polizia giudiziaria e ha deciso che i due debbano stare in carcere. «Misure meno gravose», scrive il gip, «sarebbero inidonee a evitare la recidiva da un lato e la fuga dall’altro. Del resto i due indagati non dispongono di una casa in Italia presso cui, eventualmente, applicare gli arresti domiciliari: hanno riferito con grande incertezza di essere ospiti di un amico ma non ricordano l’indirizzo».
«Più in particolare», scrive ancora il gip Guendalina Buccella, «c’è la circostanza che il Prenga, è pure gravato da un precedente penale specifico». Viene evidenziato, inoltre, che il pericolo di fuga poggia sul fatto che si tratta di irregolari senza fissa dimora». Intanto gli accertamenti da parte dei militari non si fermano, anche per ricostruire dove sia stata eventualmente venduta la refurtiva rubata nelle case di chi ha subito i furti, ma non ritrovata nell’abitazione utilizzata dai due arrestati. Continueranno anche i servizi di controllo del territorio, finalizzati a prevenire i furti in abitazione e in danno di attività commerciali. I due albanesi sono assistiti dall’avvocato Francesca Bafile.
Per i controlli (svolti dal Nucleo operativo diretto dal capitano della Compagnia Luigi Balestra, dalle stazioni carabinieri, dal Nucleo Investigativo del comando provinciale, diretto dal maggiore Edoardo Commandè, e dal reparto operativo diretto dal tenente Maximiliano Papale) sono stati impiegati 100 militari: identificati 295 soggetti e 191 gli automezzi esaminati.
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