Gabbie contro i cinghiali, c’è l’esposto in procura

18 Marzo 2024

Le strutture installate a Castel del Monte in seguito a un’ordinanza del sindaco Il Cospa denuncia: «Per la legge non possono essere né costruite né utilizzate»

CASTEL DEL MONTE. Le gabbie per la cattura dei cinghiali installate a Castel del Monte violano la legge e vanno rimosse: è quanto sostiene Dino Rossi, allevatore di Ofena responsabile del Cospa (Comitato spontaneo allevatori), che ha presentato un esposto alla procura dell’Aquila contro il sindaco Matteo Pastorelli, «in concorso con altre persone da identificare (proprietari dei terreni, operai ecc.) per aver ordinato di acquisire e utilizzare trappole per la cattura di fauna selvatica, segnatamente cinghiali, nonostante chiare norme di legge ne vietino l’utilizzo all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga».
Alla base dell’esposto c’è l’ordinanza emessa da Pastorelli il 22 novembre scorso, in seguito all’avvistamento di «un cinghiale adulto con tre piccoli in pieno giorno nell’area verde retrostante il palazzo municipale», come ricorda la stessa ordinanza, e ai due sopralluoghi dei carabinieri «nel constatare l’effettiva presenza degli ungulati del centro abitato». Di qui il provvedimento che «ordina la cattura dei cinghiali vaganti tramite posizionamento di gabbie». Che appunto, secondo Rossi, «sono rigorosamente vietate fin dal momento della loro costruzione», sottolinea il rappresentante del Cospa citando la legge 157 dell'11 febbraio 1992. Secondo Rossi a tutto ciò va aggiunto «il paradosso che le forze di polizia territoriali si sono prestate al montaggio e all’uso delle gabbie, anziché impedirne l’utilizzo», si legge nell’esposto. Le strutture inoltre nulla hanno a che vedere con i cosiddetti “chiusini”, «contenitori metallici di piccole dimensioni, in grado di contenere un solo animale per volta per il trasporto».
Le gabbie del Comune, «che non si possono costruire né detenere», invece «sono ampie e in grado di catturare più animali in un’unica azione operativa, attraverso un meccanismo a trappola». Tra le altre criticità rilevate da Rossi c’è il fatto che le gabbie «non hanno omologazione Cee, non vi sono cartelli che indicano il pericolo per persone in transito che, incuriosite, potrebbero entrare a curiosare con tutti i pericoli annessi in caso di chiusura accidentale. Chi visita», chiede in conclusione l’esposto, «gli animali catturati come previsto dalla legge per anticipare malattie epidemiche? Chi li trasporta con gli adeguati mezzi? Dove sono i certificati di macellazione? Chi si appropria delle carni?».
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