Gabrielli ad Avezzano: "Terremoti, molti comuni ancora senza un piano"

15 Gennaio 2015

Il capo della Protezione civile intervistato dagli allievi del corso di giornalismo: "Territori troppo vulnerabili, ma l'uomo può rendere gli edifici in grado di sopportare gli eventi sismici"

AVEZZANO. «Ancora troppi comuni non hanno i piani di Protezione Civile e laddove esistono, sono solo dei copia incolla o addirittura sono chiusi nei cassetti, la gente non li conosce come non li conoscono le strutture di protezione civile dei territori». Così il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, stamane ad Avezzano, prima ospite di un convegno promosso per il centenario del sisma che nel 1915 distrusse il centro Marsicano, poi a Castello Orsini per le interviste degli studenti che frequentano il corso di giornalismo organizzato da Il Centro.

«L'esistenza dei piani è una condizione ineliminabile, ma ovviamente oggi sempre più traguardiamo che siano comprensoriali, di area vasta, - ha continuato Gabrielli -. Auspicheremmo che gli oltre 8mila comuni italiani abbiano il piano, sarebbe grasso che cola, ovviamente che li abbiano, siano conosciuti, praticati, ma oggi traguardiamo ad un livello superiore, quelli di area vasta». Gabrielli ha motivato questa necessità urgente con «la consapevolezza che i piani di protezione civile abbiano risorse e siccome spesso i Comuni non sono in grado da soli di fare un'adeguata pianificazione e far corrispondere strumenti e risorse, chiediamo che questo avvenga su ambiti di un'area vasta».

"Poichè i nostri territori sono molto esposti, sia in termini di beni immobili, sia di persone, il vero elemento aggredibile dall'uomo è quello della vulnerabilità, cioè l'uomo può rendere gli edifici in grado di sopportare certi eventi", ha proseguito Franco Gabrielli. "È quella che noi chiamiamo prevenzione strutturale che implica tempi e risorse e la volontà di mettere mano a questa epocale strategia di messa in sicurezza del territorio. In attesa che ciò si realizzi, la vera grande arma per mitigare le conseguenze, soprattutto sulle vite umane, è quella di pianificare l'azione che deve essere compiuta dalle comunità, dalle istituzioni, dal sistema di Protezione Civile - ha continuato Gabrielli che per 13 mesi, a partire dai giorni successivi al terremoto del 6 aprile 2009, è stato Prefetto dell'Aquila. "Si cerca di utilizzare tutte le occasioni legate alla memoria, al ricordo - ha aggiunto - tentando di far comprendere che questo è un territorio estremamente complicato sui rischi naturali, in particolare quello sismico, di far comprendere che al di là della conoscenza scientifica, alla base di tutti i più corretti approcci, ci deve essere un'attività di pianificazione di protezione civile. Questo perchè - ha concluso Gabrielli - in tutte le tipologie di rischio, l'obiettivo è quello di abbattere non tanto la pericolosità, in quanto molto spesso non può esserlo, bensì di gestire e mitigare il rischio e in questo senso bisogna operare sulle altre due componenti: la vulnerabilità e l'esposizione".