Gasdotto, doppio procedimento e raffica di proteste

L’associazione Orsa pro natura: alto rischio sismico Parte una petizione degli agricoltori contro la Snam
SULMONA. Il riavvio dell’iter burocratico del metanodotto Snam è il risultato per Clotilde Iavarone, presidente dell’associazione Orsa pro natura, dello sdoppiamento dei due procedimenti fra centrale e gasdotto. «La commissione Via (Valutazione impatto ambientale) ha espresso parere favorevole, pur in presenza di vizi procedurali in quanto la Snam ha suddiviso l'opera in più segmenti», spiega Iavarone, «in realtà si tratta di un unico tracciato che va dal sud fino all'Italia settentrionale, le cui parti sono funzionalmente connesse e quindi facenti parte di un unico progetto. Suddividendo l'opera sono state aggirate le direttive europee». Da tenere presente, secondo l’associazione ambientalista, anche il rischio sismico connesso all’opera. «Il tracciato del gasdotto Rete Adriatica si snoda lungo l'Appennino centrale, uno dei territori più altamente sismici dell'intera penisola», continua, «la commissione Via, riconoscendo che sia il metanodotto, sia la centrale si trovano in un territorio ad elevata pericolosità sismica, ha imposto una serie di prescrizioni che in ogni caso non potranno eliminare, ma solo ridurre, come scrive la commissione stessa, la vulnerabilità della condotta in caso di sisma».
Al rischio sismico si aggiunge la tutela delle colture tipiche e degli ortaggi, che è stata la missione dei contadini e degli imprenditori agricoli, che si sono battuti sin dall’inizio contro il progetto targato Snam. Verrebbero compromessi, secondo i 200 contadini che firmarono la petizione No Snam, le colture di aglio rosso, ma anche quelle ortofrutticole, soprattutto delle pesche locali e dei cereali. Altro problema sarebbe la svalutazione dei terreni, attraversati dall’opera o confinanti con essa. «I terreni sono stati valutati appena 70 centesimi al metro quadro a fronte dei 4 euro del prezzo corrente», interviene l’imprenditore agricolo Bruno Rosso, già presidente Coldiretti, «poi non è stata presa in considerazione la possibilità di indennizzo, previsto per legge. Anche se la formula scelta è quella della cessione volontaria, con possibilità di continuare a coltivare per qualche anno, non è possibile tutelare le nostre varietà ortofrutticole, concedendo alla Snam la possibilità di attraversare i terreni ogni volta che vuole». Dopo i primi contatti nel 2004, i rappresentanti della multinazionale del gas, acquisiti i terreni per la centrale dal 2005, stanno ora ripartendo per formalizzare le vendite o le cessioni delle aree per il gasdotto.
Federica Pantano
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