Gatto: questa è anche la mia città
Il batterista tra ricordi e aneddoti: «Ho incontrato la mia tata»
L'AQUILA. Te lo ritrovi seduto affianco camuffato da comune cittadino, cappello con visiera tirato sugli occhi. Ma non c’è “camuffamento” che tenga: per il grande batterista jazz conosciuto in tutto il mondo, Roberto Gatto, è impossibile diventare anonimo. E così, quell’hot dog appena addentato all’ingresso dei portici di San Bernardino prima del concerto delle 15.30, ci vuole mezz’ora a mangiarlo tutto, tra foto, autografi e strette di mano. Nel 1975 Gatto ha esordito con il Trio di Roma insieme a Danilo Rea ed Enzo Pietropaoli. Ieri, 40 anni dopo e con esperienze diverse e lontane, si sono ritrovati nel centro storico della città distrutta. L’occasione è stata “Il jazz italiano per L'Aquila”. Il percorso musicale da autodidatta cominciato da bambino ha avuto come luogo del cuore proprio L’Aquila. «Io sono particolarmente legato alla città, ho studiato al Conservatorio tanti anni fa e ho qui un sacco di amici. Ho ritrovato qui anche la mia tata, la signora che mi ha accudito quando ero piccolo», racconta. «L’Aquila è una città che amo e vederla così mi fa stare male, anche se oggi è bellissima e ci fa ricordare com’era prima del sisma». Certo, non era scontato esserci «perché si stabilisce una data e potresti anche essere altrove per lavoro». Poi, la ricostruzione. «Pensare a una ricostruzione in tempi brevi è difficile. Ecco perché per tutti noi musicisti era importante dare un contributo». «Si è riusciti a portare qui importanti rappresentanze delle vecchie e delle nuove generazioni», conclude, «questa manifestazione farà parlare molto in futuro di “Jazz italiano per L'Aquila"». (m.g.)
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