Gatto sbranato dai cani, sì al risarcimento

Il giudice di pace: proprietari dei boxer fuggiti dal recinto devono pagare duemila euro a chi ha perso il felino
L’AQUILA. La vita di un gatto vale duemila euro. A tanto ammonta il risarcimento danni deciso dal giudice di pace in un procedimento civile. La sentenza impone al proprietario di due cani fuggiti da un recinto di risarcire i padroni del felino morto sbranato.
Il fatto, accaduto nell’immediata periferia della città, risale all’ottobre del 2010. «Nella circostanza», come spiega l’avvocato Carlotta Ludovici, che ha tutelato le ragioni dei proprietari del gatto, «due grossi cani di razza boxer fuoriuscivano dalla corte dove erano custoditi a causa di un cancello lasciato incautamente aperto dal loro proprietario e si lanciavano all’interno del giardino della vicina famiglia dove stazionava il gatto appartenente a quest’ultima. Vani risultavano i tentativi, finanche con l’uso di una forca, del proprietario del gattino di strapparlo dalle grinfie dei due boxer. Il micio di razza pura purtroppo moriva lasciando i tre componenti della famiglia nel totale sconforto in quanto da 10 anni era considerato alla stregua di un congiunto».
L’avvocato Ludovici ha sostenuto il diritto al risarcimento del danno causato dalla perdita dell’animale d’affezione, sulla scorta del filone giurisprudenziale maggioritario.
Il giudice di pace Gabriella Rosci ha stabilito che il proprietario dei due cani fosse condannato al pagamento di duemila euro in favore dei proprietari del gatto (padre, mamma e figlia), «a ristoro del patimento di una sofferenza da parte loro per la perdita affettiva subita a causa della morte violenta dell’animale domestico, oltre alle spese di lite». «È interessante vedere», commenta l’avvocato, «come ci sia sempre più attenzione per la tutela degli animali soprattutto se di affezione. La sentenza è un precedente di estrema importanza, sia perché ha riconosciuto il danno non patrimoniale, oltre al valore materiale del gatto, ma anche in quanto la somma liquidata è considerevole e vuol essere da monito per chi maltratta in qualsiasi modo e con qualunque mezzo questi esseri indifesi».(e.n.)
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