Genitori preoccupati: «Occorre chiarezza»

«Mi dispiace dirlo, nonostante reputo il Liceo Classico una delle scuole migliori, se avessi saputo della situazione che poi si è creata non avrei iscritto mio figlio a questo istituto». Comincia...
«Mi dispiace dirlo, nonostante reputo il Liceo Classico una delle scuole migliori, se avessi saputo della situazione che poi si è creata non avrei iscritto mio figlio a questo istituto». Comincia così la lunga riflessione di Fulgenzio Ciccozzi (nella foto), che si definisce «un genitore preoccupato», sulla questione-Cotugno, “ucciso”, a suo dire, dalle vicende degli ultimi anni. «Attendo che qualcuno mi spieghi per filo e per segno come stanno le cose e che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Io non accetto che all’Aquila sia stato creato tutto questo putiferio e che, consapevolmente o no, abbia contribuito a uccidere una scuola», scrive. «Intanto, avanti con lo spezzatino, magari accompagnato da qualche bicchiere di birra per festeggiare ciò che resta dell’ex Regio Liceo del nostro capoluogo! No. Così non va. Il cerino non può essere passato di mano in mano, prima o poi qualcuno dovrà pur raccoglierlo. E sapete perché? Perché la scuola, le famiglie, la città si sono scottate e chiedono risposte per i danni che sono stati arrecati». Ciccozzi, poi, pone due interrogativi, chiedendo risposte alle istituzioni: «Perché la scuola è stata tenuta aperta questi anni se non poteva? Perché gli altri istituti scolastici della città che non hanno indici di vulnerabilità adeguati, e che non sono strutturalmente a norma, sono aperti?». Se le giustificazioni degli enti saranno esaurienti, «tanto (nel caso del Cotugno) da ribaltare la decisione del Tar», dice il genitore, «si tratterà di procurato allarme! Grazie a tutti per il caos che avete scatenato e, arrivati a questo punto, si vada fino in fondo per verificare responsabilità di ogni genere», conclude, «onde evitare che non si risolva tutto a tarallucci e vino». (m.c.)

