Gestione dell’Annunziata Convenzione verso il rinnovo

27 Febbraio 2018

SULMONA. Sarà rinnovata nelle prossime settimane la convenzione che regola la gestione e l’uso dell’Annunziata. Il complesso monumentale, di proprietà della Casa Santa dell’Annunziata (ora Asp 2),...

SULMONA. Sarà rinnovata nelle prossime settimane la convenzione che regola la gestione e l’uso dell’Annunziata. Il complesso monumentale, di proprietà della Casa Santa dell’Annunziata (ora Asp 2), viene utilizzato dal Comune per l’ufficio turistico, i musei e l’auditorium. La convenzione che ne regola la gestione è scaduta alla fine dello scorso anno e la Casa Santa resta in attesa di circa 12 mesi di affitti arretrati da parte di palazzo San Francesco. Ne hanno parlato il neo presidente dell’ente benefico, Armando Valeri, e il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, pronti a definire la questione quanto prima. «Ho registrato l’ampia disponibilità del sindaco ad avviare un percorso comune, nella reciproca convinzione che il complesso Annunziata sia un bene preziosissimo da gestire al meglio in favore della collettività», fa sapere Valeri. «Abbiamo ispirato i nostri rapporti secondo criteri di trasparenza e massimo rispetto delle istituzioni che il sindaco e io rappresentiamo».
Nei giorni scorsi gli uffici di palazzo San Francesco hanno liquidato una prima tranche degli affitti arretrati pari a 30mila euro. «La somma appena versata non costituisce una rinegoziazione, ma la semplice esecuzione di un accordo già raggiunto in passato e riferibile a tutto il 2016», aggiunge Valeri. «Nei prossimi giorni o al massimo settimane, in stretta collaborazione con il sindaco, definiremo i termini sia economici che giuridici della prosecuzione del rapporto Comune-Asp e l’occasione sarà buona anche per trovare adeguata ed equa soluzione per l’anno 2017». La questione della gestione dell'antica struttura è stato sempre un tasto dolente in passato, col Comune “abusivo” nell’occupazione degli spazi, tra canoni pagati in ritardo e contratti scaduti. L’ente sulmonese, il più antico d’Italia (fondato dai cittadini nel 1320), ha rischiato l’accorpamento in un unico istituto regionale, con la riforma delle Ipab avviata nel 2011 dalla Regione.
L’anno successivo grazie al pressing della politica locale l’ente è riuscito a mantenere l’autonomia della sede.(f.p.)
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