Giallo del Fucino: ipotesi annegamento

Rinviata l’autopsia per poter eseguire il test Covid. Dai tabulati telefonici la ricostruzione delle ultime ore di vita del 35enne
LECCE NEI MARSI. È stato sottoposto a tampone post mortem il corpo di Cesidio Valletta, il 35enne di Lecce nei Marsi ritrovato senza vita venerdì in un canale del Fucino in circostanze da chiarire. L’autopsia, che doveva essere eseguita ieri alle 10.30, è quindi slittata a domani mattina in attesa del risultato del test. Emergono però nuovi particolari sulle cause del decesso. Sul corpo della vittima, secondo una prima analisi del medico legale, non ci sarebbero lesioni o ferite riconducibili a una colluttazione. Ciò farebbe propendere gli investigatori verso l’ipotesi di morte per annegamento, anche se nel canale, al momento del ritrovamento, c’era solo circa un metro d’acqua.
Il giallo ruota attorno a un incidente stradale avvenuto la sera di lunedì scorso. Valletta era in compagnia dell’amico e compaesano Biagio Paraninfi (38), alla guida dell’auto e indagato dalla Procura di Avezzano per omicidio stradale.
Il giovane è stato prelevato dalla sua abitazione e accompagnato in caserma per essere interrogato. Secondo la ricostruzione, la macchina è uscita di strada finendo in un canale di Strada 26. A quel punto, però, i contorni del giallo diventano confusi e poco definiti. Fino a quando un messaggio automatico del gps avvisa i genitori dell’indagato localizzando il luogo dell’incidente. Viene allertato il carro attrezzi che porta via l’auto. Ma mentre il conducente viene accompagnato al pronto soccorso, del passeggero si perde ogni traccia. Fino a quando non viene rinvenuto cadavere nell’acqua quattro giorni dopo, in posizione china. È possibile che durante le ricerche di carabinieri, forestali, elicotteristi e volontari, l’indagato non abbia fornito informazioni sull’incidente che avrebbero permesso di ritrovare subito l’amico scomparso? Perché Paraninfi non ha informato i genitori o le forze dell’ordine della presenza di Valletta nell’auto al momento dell’incidente? E come mai il corpo si trovava a circa 300 metri dal luogo dello schianto? I carabinieri del nucleo operativo, guidati dal tenente Bruno Tarantini, stanno cercando di dare una risposta a questi interrogativi e hanno sequestrato i cellulari dei due amici analizzando i tabulati da cui potrebbero emergere gli spostamenti di entrambi. Ma molti nodi potranno essere sciolti dopo l’autopsia che verrà eseguita dal consulente Cristian D’Ovidio, incaricato dal sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato, che coordina le indagini. La famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Domenico Martinelli, ha nominato i consulenti Mauro Arcangeli e Pietro Falco. L’avvocato Berardino Terra ha rinunciato al mandato per incompatibilità professionale. L’indagato è invece difeso dall’avvocato Aldo Grilli.
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