Giangregorio: «Il sangue di San Francesco si è liquefatto»

Conserva una delle storie più affascinanti e ricche di devozione: si tratta dall’ampolla contenente il sangue di San Francesco che si trova nell’omonima chiesa annessa al convento a Castelvecchio...
Conserva una delle storie più affascinanti e ricche di devozione: si tratta dall’ampolla contenente il sangue di San Francesco che si trova nell’omonima chiesa annessa al convento a Castelvecchio Subequo.
«Tutto parte dai doni che i francescani facevano, all’insaputa del loro maestro, ai benefattori che si distinguevano nel diffondere e difendere le opere cristiane. Il sangue, molto probabilmente raccolto dalle stimmate di San Francesco», afferma Sandro Giangregorio, autorevole studioso di storia locale, «era stato donato, in due ampolle, ai nobili di Celano, proprio da parte dei discepoli di San Francesco d’Assisi».
Una tesi documentata che attesta la presenza di un’altra ampolla oltre a quella conservata a Castelvecchio.
«Una delle due», continua Giangregorio, «di forma diversa da quella custodita nella chiesa è stata, in un secondo momento, donata dal conte Federico Cesi di Acquasparta alla chiesa delle santissime Stimmate di Roma. Mentre a Castelvecchio Subequo è rimasta l’ampolla contenente il sangue che si è liquefatto almeno tre volte. La prima nel 1860, la seconda il 17 settembre 1952 di cui fu testimone insieme ai frati dell’epoca mio padre Augusto Pasquale. Un fatto che si conosce in paese e che oggi deve essere ricordato».
Di recente, ed esattamente il primo ottobre del 2013, il sangue si è nuovamente liquefatto in occasione della visita di suor Miriam Castelli, che aveva assistito Papa Giovanni Paolo II nella chiesa e convento dedicato al santo di Assisi di Castelvecchio Subequo.
Ecco perché, dunque, in questo piccolo paese, di circa mille abitanti, la religiosità tra la popolazione risulta assai radicata. (f.c.)
«Tutto parte dai doni che i francescani facevano, all’insaputa del loro maestro, ai benefattori che si distinguevano nel diffondere e difendere le opere cristiane. Il sangue, molto probabilmente raccolto dalle stimmate di San Francesco», afferma Sandro Giangregorio, autorevole studioso di storia locale, «era stato donato, in due ampolle, ai nobili di Celano, proprio da parte dei discepoli di San Francesco d’Assisi».
Una tesi documentata che attesta la presenza di un’altra ampolla oltre a quella conservata a Castelvecchio.
«Una delle due», continua Giangregorio, «di forma diversa da quella custodita nella chiesa è stata, in un secondo momento, donata dal conte Federico Cesi di Acquasparta alla chiesa delle santissime Stimmate di Roma. Mentre a Castelvecchio Subequo è rimasta l’ampolla contenente il sangue che si è liquefatto almeno tre volte. La prima nel 1860, la seconda il 17 settembre 1952 di cui fu testimone insieme ai frati dell’epoca mio padre Augusto Pasquale. Un fatto che si conosce in paese e che oggi deve essere ricordato».
Di recente, ed esattamente il primo ottobre del 2013, il sangue si è nuovamente liquefatto in occasione della visita di suor Miriam Castelli, che aveva assistito Papa Giovanni Paolo II nella chiesa e convento dedicato al santo di Assisi di Castelvecchio Subequo.
Ecco perché, dunque, in questo piccolo paese, di circa mille abitanti, la religiosità tra la popolazione risulta assai radicata. (f.c.)

