Giapponesi in visita nella città del sisma

22 Aprile 2018

Una delegazione studia gli interventi dello Stato italiano a favore della popolazione aquilana dopo il 2009

L’AQUILA. È stata in visita all’Aquila una delegazione di studiosi e ricercatori giapponesi, per lo studio della fase emergenziale post-sisma. L’iniziativa è inserita nell'ambito di una più ampia ricognizione, fa sapere il Comune, che toccherà sia le zone terremotate del 2009, sia quelle del Centro Italia.
La delegazione ha incontrato, nella sede di Palazzo Fibbioni, l’assessore alla Protezione Civile Emanuele Imprudente e l’assessore alle Politiche sociali, assistenza e agricoltura Francesco Bignotti. Successivamente c’è stato un sopralluogo alle strutture della Protezione civile regionale.
All’incontro, cui erano presenti i responsabili della Protezione civile, è seguita una dimostrazione pratica da parte degli operatori volontari. La giornata con la delegazione giapponese, promossa dal capogruppo in consiglio comunale di L’Aquila futura, Roberto Santangelo, è proseguita con la visita agli alloggi del Progetto Case di Cese di Preturo e ai Map di Preturo. Visita alla quale ha presenziato anche il consigliere comunale Luca Rocci. Le giornate di studio sono organizzate dall’associazione di volontariato Gepe (Gruppo emergenza psico-sociale ed educativo), curate dal presidente Marilena Esposito, per la parte nazionale, e da Anna Maria Mancuso, per la parte locale. «Lo scopo degli ospiti giapponesi è di studiare e conoscere l’iter di intervento e di sostegno dello Stato italiano nei confronti delle popolazioni che vengono colpite da una calamità», affermano gli organizzatori. «I componenti del gruppo si interessano, a vario titolo, alla gestione dei disastri, alle problematiche inerenti la vita degli sfollati (sanitarie, materiali), alla ricostruzione urbanistica e sociale del territorio colpito. A tutt’oggi sono impegnati a risolvere le problematiche del dopo sisma del 2011, che ha flagellato Fukushima e le regioni limitrofe, e del 2016, che ha colpito la regione di Kumamoto. Il tutto nella prospettiva di apportare miglioramenti al sistema giapponese di gestione del post-calamità».