«Giornata drammatica nella mia terra»
Il consigliere regionale Pietrucci (originario di Cesaproba) racconta la sua esperienza sul campo
MONTEREALE. «È terra bella e crudele, mamma accogliente che regala i suoi frutti, ma implacabile se trema e distrugge. È la terra dei miei avi», dice Pierpaolo Pietrucci, consigliere regionale, «e per questo sono venuto qui, tra la mia gente, per dare una mano. Qui conosco pure le pietre». Aquilano nato «dentro le mura», Pietrucci proviene da una famiglia originaria di Montereale, comune nel quale ricopre ancora la carica di consigliere, e anche ieri, come aveva già fatto in occasione del sisma di Amatrice, ha sentito la necessità di salire, sfidando la neve e le condizioni impossibili in cui versava la viabilità, per dare un aiuto alla popolazione colpita dall’evento meteorologico eccezionale prima, e dalle nuove scosse poi. «Una giornata drammatica», racconta, «ho dovuto lasciare i miei figli e spiegare loro che papà doveva andare via per portare aiuto. Era successo anche il 24 agosto, quando ero in campeggio con loro e ho dovuto smontare tutto in fretta e furia, lasciarli alle nonne e partire per Amatrice. A rendere ancora più drammatica la situazione, stavolta, la neve che cade da giorni». «A Cesaproba di Montereale», racconta ancora Pietrucci, «sotto il peso della neve è venuta giù la tensostruttura allestita dopo il terremoto di agosto. Una lotta contro il tempo per far trascorrere ad anziani, bambini, invalidi, una notte quanto più possibile tranquilla. La situazione è complicata, stiamo provando ad aprire la strada per Campotosto. Dal crollo del tetto del Comune alla slavina sulle case. Poco fa hanno liberato le persone che vivono nei Map e che non riuscivano ad aprire la porta per la coltre nevosa. Situazione complicata anche a Capitignano, dove il vicesindaco Franco Pucci ha fatto aprire un bus della Tua per permettere alle persone di rifugiarvisi. Tra queste anche una neonata e la sua famiglia. Erano tornati da Roma per la festa di Sant’Antonio. Peraltro», aggiunge, «non riusciamo a convincere le persone ad andare via. Non vogliono lasciare le loro case perché qui hanno anche le stalle con gli animali». Tra tanta disperazione, spiccano due episodi, riferiti con orgoglio da Pietrucci.
«Mi ha colpito la profonda integrazione che si è creata tra chi è nato qui, e qui ci è arrivato. Ho visto quanto si sono dati da fare alcuni ragazzi albanesi, che sono riusciti a far uscire una persona anziana dalla casa dove era prigioniera per la neve». (a.b.)
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