Giubileo, ecco la strigliata di padre Quirino

17 Ottobre 2022

L’ex rettore della basilica di Collemaggio: «La città deve fare di più per il grande dono di Celestino»

L’AQUILA. «L’Aquila ha dinanzi a sé un anno di Giubileo, ma si deve svegliare. La Perdonanza non è quella che viene intesa oggi, non è una semplice indulgenza – ovvero l’assoluzione dalla pena dovuta ai peccati – ma è appunto un giubileo: una riconciliazione sociale collettiva con cancellazione dei debiti. Questo voleva Celestino V, eppure, come detto all’apertura dell’anno giudiziario, questa città è una delle più litigiose d’Italia in proporzione agli abitanti».
Questo l’ammonimento lanciato da padre Quirino Salomone, per oltre 20 anni rettore della basilica di Collemaggio, alla presentazione della versione aggiornata del suo libro “Celestino della gente” (Edizioni Celestiniane, 156 pagine): un compendio della vita, delle opere, della filosofia e dei principali misteri che ruotano attorno all’affascinante figura di Pietro da Morrone. L’autore è stato intervistato dal giornalista Alberto Orsini che ha descritto una figura di un eremita, papa e santo «ben diverso da alcuni concetti basici e del tutto sbagliati che di solito conosciamo. Era invece», ha affermato, «un imprenditore, nel senso nobile del termine, capace di far sorgere una rete di monasteri e di condurre un eremitaggio coinvolto e integrato nella realtà sociale; un manager, in grado di far costruire una grande opera come Collemaggio, che oggi impiegherebbe decenni; un politico, abile a trattare con re, altri papi, cardinali per far istituire il suo ordine: se avesse voluto, avrebbe potuto prendersi la Chiesa». Ma non era certo quest’ultimo lo spirito di Celestino, come rimarcato da padre Quirino spiegando il titolo del suo volume. «Non era un personaggio da accademia, da salotto. Era della gente, perché della gente aveva premura», ha rimarcato, «e quando incontrava le massime autorità di allora, era per piegare il potere al servizio alla gente. Un riguardo ai destinatari del suo esempio, del suo amore, della sua voglia di riscatto».(g.p.)