Giudice “espropria” terreno al Comune di Roccaraso

1 Ottobre 2019

Il Commissario degli usi civici cambia un provvedimento regionale: «È privato» L’area di 2.500 metri quadri era stata attribuita al patrimonio municipale

ROCCARASO. La Regione, con apposita delibera, aveva “sclassificato” un terreno edificabile di 2.500 metri quadrati attribuendolo in proprietà al Comune di Roccaraso. Il procedimento di “sclassificazione” è quello con cui la Regione fa venir meno l’uso civico di un bene. Un ricorso al Commissario degli usi civici dell’Aquila, proposto dall’avvocato Riccardo Lopardi, per conto della società che aveva acquistato il fondo, e contro il Comune di Roccaraso, ha fatto disapplicare la decisione dell’ente dichiarando la natura privata del bene che è sempre stata tale. Il terreno, da ultimo, era stato acquistato dalla parte ricorrente con atto notarile a fine 2014.
Secondo quanto deciso dal Commissario, non è possibile attribuire a terzi su presupposto di una supposta appartenenza al demanio civico, quello che è di natura privata. Il perito del giudice, Alfonso Colagrande, ha concluso che il fondo da natura privata era stato erroneamente inserito come facente parte di un comprensorio demaniale. Di qui la decisione del giudice Riccardo Audino che ha dichiarato la natura privata del fondo condannando il Comune di Roccaraso anche alle spese di giudizio. Il terreno, del resto, si trova in una zona completamente urbanizzata ed edificata. Questo comprova, ulteriormente, l’assenza della demanialità universale. L’avvocato Lopardi, nel suo ricorso, ha fatto notare come già nel 1660 il terreno risultava essere appartenente alla chiesa di San Rocco, dato in enfiteusi e, infine, ceduto a privati.
Dai passaggi esaminati è emerso che il terreno era di provenienza ecclesiale e, tra l’altro, è incompatibile l’appartenenza al demanio civico il contratto di enfiteusi con la chiesa di San Rocco a favore di un privato.
L’avvocato ricorrente, poi, ha fatto notare che, oltre all’ovvia circostanza che la proprietà della Chiesa è stata sempre preservata, questa tutela era ancora più pregnante nel Regno di Napoli posto che era un feudo della Chiesa: tanto che il re versava un canone annuo allo Stato pontificio che veniva simbolicamente assolto con il dono di una mula bianca in quanto il Papa era detentore dei diritti feudali sul Regno di Napoli. La feudalità fu abolita ma non l’uso civico. Secondo il ricorso, infine, il provvedimento disapplicato sarebbe stato anche illegittimo visto che sussisterebbe la residua competenza statale nella persona del ministro della Giustizia come si legge in una sentenza di Cassazione del 2013.
©RIPRODUZIONE RISERVATA