«Giuseppe ammazzato per 3mila euro»

Genitori alla ricerca della verità: «Da Del Monaco falsità e depistaggi. In questi anni mai una parola di pentimento»
SULMONA. Hanno atteso per quasi tre anni di sapere la verità contando magari su un pentimento che non è mai arrivato e che forse non arriverà mai. Annarita Grossi e Luciano Colabrese, i genitori di Giuseppe, il 27 enne ucciso a Romito Magra (La Spezia) ad agosto del 2015, hanno assistito senza esultare alla lettura della sentenza con cui il giudice del tribunale di La Spezia ha condannato lunedì sera a 18 anni Francesco Del Monaco, sulmonese di 23 anni, per omicidio e occultamento di cadavere, nonché per detenzione e spaccio di droga. Il giovane, che ha optato per il rito abbreviato, è uscita dall’aula al momento della lettura della sentenza. A pochi metri da lui i genitori di Colabrese che proprio a Del Monaco, si erano affidati per avere notizie dal loro ragazzo che da troppi giorni, in quell’agosto 2015, non si faceva sentire. «L’ho accompagnato alla stazione di Genova Principe il 6 agosto», disse Del Monaco al telefono ai genitori di Colabrese per poi anticipare la data di quel viaggio, comunque mai avvenuto, al 4 agosto. «Sapere che è stato ucciso da un amico alle spalle per tremila euro ci rende ancora più tristi. Non doveva finire così», è stato l’unico commento dei genitori di Giuseppe che hanno a lungo fissato il 23enne nella speranza do cogliere un cenno di pentimento. Ma così non è stato, come pure non è arrivata quella confessione volta a fare piena luce sulla tragica fine di Giuseppe. «Falsità e depistaggi che hanno fatto male alla famiglia, attuati proprio dall’unico indagato e ora condannato in primo grado», ha detto l’avvocato dei Colabrese, Federica Benguardato, «Giuseppe è stato ucciso per tremila euro con un colpo alla testa sferratogli alle spalle da una persona di cui si fidava. Lo stesso che ha poi tentato di occultare il cadavere e cambiare versione illudendo i genitori e gli inquirenti. Quest’ultimi, però, lo hanno condannato anche per il suo atteggiamento reticente e di non collaborazione».
A pesare sulla condanna di Del Monaco il materiale raccolto dagli inquirenti che in questi anni hanno tenuto sotto stretta osservazione il 23enne. Tra tutti gli elementi di una vita sopra le righe anche la sua presenza nella zona di Romito Magra, ricostruita tramite gli incroci delle celle telefoniche dei cellulari, proprio il primo agosto data in cui, afferma l’autopsia a firma dell’anatomopatologo Francesco Ventura, Colabrese è stato ucciso. «Sapevamo che la condanna dato che l’imputato ha scelto il rito abbreviato, non sarebbe stata pesantissima», ha aggiunto l’avvocato, «gli stessi genitori non si aspettavano di più. Ma speravano in un atteggiamento diverso da parte di Del Monaco». In un pentimento chiesto più volte ma mai arrivato. Del Monaco si era detto disponibile ad incontrare i genitori di Colabrese al suo rientro a Sulmona. Cosa che però non ha mai fatto. Anche in questo caso il giovane aveva asserito cose poi risultate non vere. Così come cercando di giustificarsi ha gettato fango su Giuseppe Colabrese dicendo che trasportava droga. In realtà, stando a quanto emerso in aula, l’unica cosa che Colabrese aveva con se erano quei soldi che dovevano servirgli per la vacanza e che invece sono diventati la causa del suo omicidio.
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