Gli allevatori: vogliamo tornare protagonisti
Il comitato spontaneo: subito un tavolo con gli “attori” dell’economia montana Tanti i problemi aperti. L’assessore regionale Pepe si dice pronto al dialogo
L’AQUILA. Un tavolo “aperto” con ambientalisti, enti locali, Parco, Asl, amministrazioni separate, operatori del settore. È questo l’obiettivo che si pone il comitato spontaneo degli allevatori dell’Aquilano che chiede alla Regione, e in particolare all’assessore Dino Pepe una rivisitazione della legge numero 3 del 2014 che pone paletti che stanno mettendo in grave crisi molte imprese che hanno nei pascoli montani un punto di riferimento imprescindibile. Gli allevatori dell’Aquilano (il portavoce è Americo Pezzopane) partono da un dato di fatto: la categoria negli ultimi anni (anche per divisioni interne) ha perso sempre più peso ed è stata costretta a subire decisioni che vanno nella direzione di «una tutela ideologica dell’ambiente montano» ignorando le esigenze di chi sulla montagna ci è sempre vissuto. Le problematiche sollevate sono tante ma, ci tiene a far sapere il comitato, non si tratta solo di rivendicazioni ma anche di proposte. Il ruolo dell’allevatore andrebbe visto all’interno di una più ampia progettualità sul futuro delle aree montane, futuro che passa attraverso un turismo «sostenibile» fatto di prodotti con una forte specificità (ci sono ad esempio più tipologie di formaggi a seconda di dove pascolano mucche o pecore), una cultura dell’accoglienza con gli allevatori protagonisti (come accade al nord), una maggiore apertura verso l’esterno (negli ultimi anni l’arrivo di greggi da fuori il territorio aquilano – che porterebbe soldi nelle casse dei Comuni – è stato frenato da ordinanze di tipo sanitario che hanno suscitato perplessità). Il comitato chiede un ruolo più incisivo dei sindaci e in particolare di quello dell’Aquila (come era in passato) il cui “potere” negli ultimi anni è stato svuotato da un ruolo preponderante della Regione, del Parco e delle mille burocrazie che penalizzano le attività. Gli allevatori sottolineano anche la necessità di una informazione puntuale e procedure snelle per l’accesso agli aiuti comunitari. Ci sono poi, per esempio, le questioni legate ai lotti pascolativi (che a volte vengono assegnati in maniera poco razionale), ai limiti al pascolo brado che incide soprattutto sugli equini che in inverno non possono più restare in montagna, ai divieti legati ai Sic (siti di interesse comunitario) con tutele che agli allevatori paiono eccessive «anche perché» dicono «nei secoli sono stati proprio gli allevatori a fare da guardiani dell’ecosistema».
Il tutto in un quadro in cui il “carico” pascolativo a causa della riduzione del numero dei capi, non è certo lo stesso degli anni d’oro della transumanza.
Insomma, allevatori protagonisti dell’economia montana e non solo comparse. «La Regione e in particolare l’assessore Pepe», continua il comitato, «ha mostrato attenzione nei nostri confronti. Non dobbiamo essere considerati elementi di disturbo, come spesso ci vedono i dirigenti dei vari enti, ma come interlocutori capaci di dare una mano allo sviluppo socio economico, ambientale e turistico del territorio. La montagna aquilana non è solo lo sci, ma è molto, molto di più e dal nord ci arrivano esempi che andrebbero seguiti».(red.aq.)
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