Gli ambientalisti: «A Case Pente trovati i resti di una necropoli»

9 Giugno 2023

Pizzola: «Scoperte sette tombe d’epoca romana e italica nell’area indicata per costruire l’impianto» La Soprintendenza: «Faremo accertamenti, ma i lavori potrebbero tranquillamente proseguire»

SULMONA. A Case Pente, nel sito in cui la Snam intende costruire la centrale di compressione, c’è una necropoli. Ad affermarlo sono i Comitati cittadini per l’ambiente, di cui è portavoce Mario Pizzola, e il Coordinamento no hub del gas. «Finora sono state scoperte sette tombe, tra cui una di un guerriero con la sua lancia. Accanto ai resti dei defunti sono state rinvenuti anche vasi, ciotole e altri oggetti, secondo l’usanza delle antiche sepolture. Tutte le tombe finora emerse dagli scavi risalirebbero all’epoca romana e italica», affermano in una nota gli ambientalisti che si dicono pronti a mostrare le immagini che testimoniano la scoperta della necropoli oggi alle 17 in un’assemblea all’auditorium dell’Annunziata.
Secondo i comitati, che da anni hanno intrapreso la battaglia contro la centrale e il metanodotto, «questa è la conferma che l’area di Case Pente costituisce un complesso archeologico tra i più importanti e inediti dell’area peligna, come scrisse la Soprintendenza regionale quando espresse parere negativo in merito alla richiesta di apertura di una cava in quello stesso luogo. Infatti, proprio a Case Pente venne rinvenuta l’iscrizione detta “dei callitani”, conservata al museo dell’Annunziata, che attesta la percorrenza tratturale della zona fin dal I° secolo avanti Cristo. Nel 1887» continuano i comitati, lo studioso Antonio De Nino, riferì di sepolture di epoca romana e italica venute alla luce in occasione di lavori relativi alla strada che porta a Campo di Giove. Che l’area della centrale sia di evidente interesse archeologico lo ha attestato la stessa Snam, nella relazione preliminare rimessa alla Soprintendenza nel 2019. In quella relazione la Snam giunge alla conclusione che «la presenza massiccia di reperti e le pregresse segnalazioni, seppur generiche, non lasciano dubbi sull’esistenza di un insediamento diffuso e articolato nello spazio e nel tempo, a maglie larghe, di epoca italica e romana, compreso tra due importanti assi viarie che dalla conca peligna si dirigevano e si dirigono verso Est».
Dal canto suo un funzionario della Soprintendenza abruzzese, contattato dal Centro, «non esclude tracce di una necropoli, di cui già si sapeva l'esistenza», e diche che «saranno fatti accertamenti». Per quanto riguarda i lavori, si afferma che «potrebbero proseguire tranquillamente». La scoperta della necropoli, sempre secondo chi contesta l’opera, è stata fatta nel corso degli interventi preliminari che la Snam sta svolgendo prima dell’inizio dei lavori per la costruzione della centrale». Una scoperta che, per i comitati, rimette tutto in discussione. Da qui la presentazione di un esposto ai carabinieri forestali e l’invio di diffide a Regione e Ministero in cui si afferma «che l’autorizzazione della Snam è da ritenersi decaduta il 7 marzo scorso». Da qui la richiesta alle autorità «di adottare le iniziative, non escluso il sequestro del cantiere». (u.c.)
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