Gli amici del rugby per l’addio a “Pesciò”

13 Novembre 2020

Mesta cerimonia nella basilica di San Bernardino con i compagni di tante avventure con la casacca neroverde

L’AQUILA. «Siamo qui, per la seconda volta in due giorni, a piangere la perdita di un giovane, il nostro Carlo, per questo terribile morbo». Un altro giovane, un altro «volto sorridente», come lo chiama padre Daniele Di Sipio, il rettore di San Bernardino. Carlo Di Giambattista, per tutti Pesciò, ex titolare di Nuno gomme, ma soprattutto uno dei più forti numeri 8 del rugby aquilano di qualche anno fa. Un altro giovane, solo 56 anni, morto all’improvviso dopo una brevissima malattia. Padre Daniele il Covid lo cita solo di sfuggita, lo chiama «il terribile morbo». Le persone siedono tra i banchi, distanziate, controllate a vista dai volontari del Cam, il gruppo che si occupa della sicurezza e che alla fine della mesta cerimonia dovrà sanificare le panche. Perché la paura del Covid è ovunque, nelle parole che le persone si scambiano attonite da dietro le mascherine. C’è chi è rimasto fuori, e si tiene a distanza. «Carlo mi perdonerà se non mi avvicino», confessa un amico fuori della chiesa. «La scomparsa di Carlo, la perdita di un figlio, di un padre, di un amico, è un dolore indicibile se arriva in maniera così improvvisa», ammette padre Daniele. «Di Carlo ricorderemo il sorriso, la gentilezza solare, l’altruismo di una persona bella. Sono ricordi che porteranno un po’ di consolazione, a noi che davanti alla morte balbettiamo come bambini». Ci sono i compagni del rugby di quella memorabile stagione della pallaovale, nascosti dietro le mascherine e gli occhiali. C’è chi ricorda quel ragazzino che da giovane chiamavano “Pesciolino”. Poi, quando iniziò a calcare i campi da rugby, trasformandosi in una delle più forti terze linee del rugby aquilano, quel nomignolo non andava più bene. Per tutti Carlo Di Giambattista era diventato Pesciò. Era quello il nome che il pubblico dello stadio Fattori incitava, il nome che chi ha vissuto quei momenti ricorderà. Quel ragazzo con la maglia numero 8 che, palla in mano, gira intorno alla mischia e si lancia all’attacco. (r.p.)
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