Gli animalisti: «Salvate la cavalla maltrattata»

29 Agosto 2019

TAGLIACOZZO. La storia della cavalla Emily aveva appassionato e suscitato apprensione tra l’opinione pubblica, dopo essere rimasta bloccata a terra per giorni lungo il sentiero che porta alla...

TAGLIACOZZO. La storia della cavalla Emily aveva appassionato e suscitato apprensione tra l’opinione pubblica, dopo essere rimasta bloccata a terra per giorni lungo il sentiero che porta alla Risorgente di Tagliacozzo. Ora sul caso intervengono le associazioni a difesa degli animali che chiedono la giusta pena, e cioè il riconoscimento del maltrattamento. Tutto ha inizio il 17 agosto quando numerosi escursionisti segnalano la presenza dell’equino che non riusciva a rialzarsi. Intervengono i carabinieri forestali di Tagliacozzo che si attivano per rintracciare il proprietario. La cavalla alla fine viene sequestrata e affidata a un guardiano autorizzato. A distanza di giorni il caso riesplode dopo la presa di posizione della Lega per la difesa del cane e delle guardie zoofile Lndc Animal Protection che ne chiedono l’affidamento. Secondo delle ragazze del posto e tramite filmati, si sarebbe trattato di «un caso di maltrattamento e la magistratura avrebbe dovuto disporre il sequestro penale». Parlano infatti di «elementi solidi e convincenti affinché questa disposizione permetta che qualunque animale abusato possa essere sottratto al proprio aguzzino e sperare in una successiva ricollocazione».
Alcune ragazze hanno accudito la giumenta per giorni e sostengono che avesse il corpo coperto di escoriazioni e tagli e cercasse invano di rialzarsi. Secondo i loro racconti, «sopraggiungeva il proprietario, il quale cercava di sollecitarla percuotendola con un bastone». Ma le ragazze lo bloccavano e una di loro rimaneva fino a notte inoltrata a sorvegliare l’animale e a disinfettarne le piaghe. «Una mattina», raccontano, «l’abbiamo ritrovata in preda alle convulsioni. Avvisato un veterinario dell’Asl ha diagnosticato al telefono che fossero i sintomi di una colica, e ha aggiunto che si sarebbe risolta da sé».
«Ci siamo subito messi a disposizione per la custodia giudiziaria della cavalla», dichiara Gianluca Galliani, coordinatore nazionale delle guardie zoofile Lndc Animal Protection, «sia indicando due referenti sul posto, sia offrendo di assumercene la cura e il trasferimento in un centro idoneo. Ci è stato risposto che al momento, date le sue precarie condizioni di salute, non era trasportabile, ma appena si fosse ripresa non vi sarebbero stati impedimenti ad affidarcela per garantirle una collocazione migliore. Speriamo che gli accordi vengano rispettati».
«Cosa deve avvenire perché inquirenti e magistratura stabiliscano che un animale è stato maltrattato e di conseguenza dev’essere protetto o deve ottenere giustizia?», chiede Piera Rosati, presidente dell’associazione Lndc, «in tutte le sedi, politiche e non, si parla dell’inasprimento delle pene per i reati in danno agli animali, ma seguitiamo a trovarci dinnanzi a incredibili archiviazioni».
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