Gli architetti: «Il bando per il Liceo è da annullare»

3 Dicembre 2020

L’Ordine contesta la procedura avviata dal Comune per recuperare la struttura: «Compenso inadeguato per il tecnico che riceve l’incarico e tempi troppo stretti»

SULMONA. Si allungano ancora di più i tempi per il recupero del liceo classico Ovidio. Prima la variazione al piano triennale delle opere pubbliche, approvato nell’ultimo consiglio comunale, che posticipa al prossimo anno il cantiere e ora la diffida degli architetti. Il presidente dell’Ordine provinciale Edoardo Compagnone, ieri mattina ha intimato al Comune di fare marcia indietro sulla scelta del ricorso all’appalto integrato per la scuola di piazza XX Settembre, chiusa dopo il sisma del 2009. La richiesta dei tecnici è quella di «sospendere la procedura aperta per l’appalto della progettazione esecutiva e per l’esecuzione dei lavori di miglioramento sismico del liceo». Per l’Ordine degli architetti la procedura va sospesa innanzitutto per il calcolo dell’onorario da porre a base di gara perché «si evidenzia che le competenze tecniche per la progettazione esecutiva sono di gran lunga superiori a quelle stimate dall’ente, rappresentando in questa maniera un grave nocumento alla professionalità dei tecnici che saranno chiamati a presentare le proprie offerte alla ditta appaltatrice». Accanto ai principi di economicità, efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, secondo gli architetti è necessario tener conto della qualità delle prestazioni tecnico-professionali, visto che l’articolo 24 del decreto legislativo numero 50/2016 «disconosce di fatto formalmente la facoltà delle amministrazioni di fissare discrezionalmente il corrispettivo da porre a base di gara delle prestazioni di progettazione e direzione dei lavori, perché questo equivarrebbe a dare un’interpretazione abrogativa della disposizione dell’articolo del codice dei contratti pubblici».
Nella diffida si fa riferimento anche all’assenza nel bando di gara dell’obbligatorietà della figura professionale dell’architetto nelle cosiddette “società di ingegneria”. Come pure per gli architetti appare incongruo il termine dei 30 giorni visti i pareri da ottenere sul progetto esecutivo, senza contare che il progettista firmatario della progettazione risulta ancora titolare dell’incarico, il che «rende impossibile oltre che sanzionabile un altro affidamento dei servizi di progettazione esecutiva, sotto il profilo deontologico». Quanto all’appalto integrato l’ordine ricorda che, come si fa presente del decreto “Sblocca cantieri”, tale scelta può essere applicata nei casi in cui «l’elemento tecnologico e innovativo delle opere oggetto dell’appalto sia nettamente prevalente rispetto all’importo complessivo dei lavori». Un aspetto che, secondo gli architetti, «leggendo gli atti, non si evidenzia».
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