Gli avvocati delusi dalla proroga
I quattro ordini forensi: «Bene il rinvio, ma vanno riaperte le piante organiche»
AVEZZANO. Gli ordini degli avvocati di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto si dicono «moderatamente soddisfatti» per l’ulteriore proroga di un anno concessa ai quattro tribunali non provinciali ma esprimono «fermo e netto dissenso» sulla mancata riapertura delle piante organiche. Un provvedimento richiesto a gran voce dalle toghe nel corso degli ultimi incontri con le forze politiche regionali. «Auspicano», scrivono i quattro ordini forensi in una nota, «che la proroga risulti utile e funzionale all’emanazione di un provvedimento normativo che, attraverso il continuo e proficuo apporto di tutte le forze parlamentari, assicuri la definitiva salvaguardia dei quattro uffici giudiziari, in linea con gli intenti emersi nell’incontro del 20 dicembre scorso con il ministro Carlo Nordio, al fine di preservare la Giustizia di prossimità, ad ineludibile tutela dei cittadini e delle imprese che vivono e operano nei rispettivi circondari». Gli avvocati incalzano la politica per programmare un nuovo incontro, così come era stato partorito nel corso del vertice pre natalizio al ministero della Giustizia: «Restiamo in attesa di essere convocati a quel tavolo tecnico-istituzionale preannunciato dal sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove allo scopo di apportare il contributo, tecnico e di esperienza, per l’individuazione di soluzioni atte a porre rimedio, muovendo proprio dalla questione “Abruzzo”, alle gravi incongruenze della riforma della geografia giudiziaria concepita nel 2012 dal governo Monti, che si è rivelata oltretutto, deleteria e fallimentare, sia sul versante del presunto risparmio di spesa, che su quello della asserita maggior efficienza e celerità del sistema giustizia». Quello delle piante organiche è un tema cruciale per il destino dei tribunali: la carenza di personale è particolarmente accentuata ad Avezzano e Sulmona. Nel presidio di giustizia marsicano la scopertura in organico è superiore al 60% di quello previsto. Per la proroga fino al 1 gennaio 2025, gli avvocati si dicono «moderatamente soddisfatti» in quanto avrebbero preferito un rinvio di «tre o due anni», sulla base anche di quanto proposto nei testi originari degli emendamenti in discussione. (l.p.)
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