Gli ex allievi: riaprite il Liceo Ovidio

In 35 invocano una Costituente per la cultura classica e il ritorno nella scuola chiusa subito dopo il terremoto del 2009
SULMONA. Sono 35 gli ex studenti del Liceo classico, oggi professionisti realizzati, che hanno firmato un documento sulla valenza della cultura classica, proponendo una Costituente, e per sollecitare la riapertura della scuola. Lo storico edificio, chiuso da aprile 2009, subito dopo il terremoto, versa nel più totale abbandono da ormai nove anni.
Più di 3mila giorni in cui incuria e degrado si sono impossessati della scuola, eletta ormai dimora storica da piccioni e ratti, con i calcinacci sparsi sui banchi e sui pavimenti in graniglia e la polvere che ha annerito le pareti. La rovina, però, comincia a vedersi anche dall’esterno, con le infiltrazioni di acqua dal tetto che hanno provocato crolli di intonaco in più punti rendendo necessario transennare l’area. Così una ideale classe di 35 persone – che si sono diplomate e che hanno frequentato per cinque anni quella scuola – formano una costituente culturale per ricordare la valenza degli studi classici. Non che l’indirizzo scolastico sia sparito, per fortuna, dal momento che il Liceo Classico ha trovato nuova casa nei locali dell’Istituto d’arte, ma certo è che sono già passati quasi due cicli di studio e cioè diverse generazioni di ragazzi, i quali si sono diplomati, o si diplomeranno quest’anno, senza aver mai messo piede nella scuola di piazza XX Settembre.
«Noi che ci siamo formati nel Liceo Classico Ovidio di Sulmona sentiamo il dovere, in questo preciso momento storico, di condividere con tutti queste nostre riflessioni, indissolubilmente legate a quanto appreso e vissuto tra i banchi della nostra scuola», spiega l’avvocato Cinzia Simonetti per la maxi classe ideale. «Sentiamo il dovere di farlo pubblicamente e di dire con fermezza che la civiltà moderna ha estremo bisogno di donne e di uomini che conoscano la cultura della democrazia che ebbe origini nel mondo greco classico, di studiosi di gran nerbo, per dirla con Antonio Gramsci, che siano capaci di risolvere le questioni sociali con lo spirito di sacrificio e l’abitudine a mettersi continuamente in discussione, proprio come avviene nell’esercizio di traduzione dei classici greci e latini».
A gennaio del 2016 la giunta regionale ha sbloccato i 2 milioni e 100mila euro stanziati per i lavori e la ristrutturazione dello storico edificio doveva concludersi in un anno, appena in tempo per il Certamen ovidianum e soprattutto per le celebrazioni del bimillenario di Ovidio.
In realtà è tutto ancora fermo. I lavori di recupero dell’immobile non sono neppure cominciati. Fortunatamente, però, «il Liceo classico consente di immaginare quello che non è stato ancora immaginato», insistono appunto gli ex studenti, «è “palestra” per la mente che allena lo studente a diminuire il rischio di poter essere ingannato nella vita. Qui, la cultura, non è, quindi, solo “giacimento di un passato glorioso” ma sorgente di responsabilità e di valori universali».
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