Gli hacker vogliono tre milioni Diffusi dati medici dei bambini

14 Maggio 2023

Pubblicato online un altro pacchetto di referti trafugati, ci sono quelli di Neuropsichiatria infantile I cybercriminali chiedono il pagamento in Bitcoin. Prime cento richieste di risarcimento danni

L’AQUILA. Si presentano come dei Robin Hood, denunciano corruzione e indifferenza delle istituzioni verso la protezione dei dati sensibili dei cittadini Ma poi non hanno pietà nemmeno dei bambini. Al gruppo di hacker “Ransomware Monti”, che tiene sotto attacco la rete informatica della Asl aquilana, non bastava aver bloccato i sistemi della sanità provinciale per dieci giorni e chissà per quanto ancora. Non bastava aver diffuso i documenti amministrativi o i dati dei dipendenti dell’azienda, non bastava aver pubblicato referti medici, diagnosi e dati clinici di migliaia di pazienti, come quelli oncologici. Ora hanno messo online, a disposizione di chiunque, anche i dati trafugati dai computer e dagli archivi del reparto di Neuropsichiatria infantile. Ci sono i nomi dei bimbi, gli esiti dei loro test, le diagnosi, anche di problemi di apprendimento. A disposizione di chiunque, malintenzionati della rete compresi.
E non sembra finita qui: con l’ultimo pacchetto di documenti pubblicati tramite il loro sito internet sul dark web – il quarto, online dalle 2.53 della notte tra venerdì e sabato – il totale del materiale diffuso ammonta a poco più di un quinto dei 522 Gigabyte che dicono di aver trafugato. Del resto le autorità abruzzesi sono state chiare: «Non pagheremo il riscatto», ha detto nei giorni scorsi il governatore Marco Marsilio. Gli hacker avrebbero infatti chiesto alla Asl guidata da Ferdinando Romano una cifra intorno ai tre milioni di euro, da pagare tramite la moneta digitale Bitcoin.
LE PRIME AZIONI LEGALI
Nel frattempo all’orizzonte compaiono le prime possibili richieste di risarcimento danno nei confronti dell'azienda sanitaria, che potrebbero innescare in un maxi contenzioso: un centinaio di cittadini si è rivolto agli avvocati per inviare diffide legali tese a sollecitare la Asl per ottenere «informazioni dettagliate sulla sottrazione dei propri dati personali, genetici, biometrici e sanitari nonché sulla possibilità di ripristinare/ricostruire i detti dati anche al fine di sapere se la Asl sia in grado di ricostruire la storia clinica dei pazienti per finalità terapeutiche». Le prime istanze sono state inoltrate i dagli avvocati Marco Colantoni del foro dell’Aquila e Pier Luigi D’Amore di quello di Avezzano, che confermano «di aver domandato di conoscere anche quali fossero le misure di protezione adottate prima dell’evento nonché quelle messe in campo per farvi fronte, oltre all'intervenuta notifica all’autorità di controllo. La delicatezza della vicenda, a causa dei possibili risvolti pregiudizievoli per i diritti dei nostri assistiti e comunque di tutti i soggetti interessati, sia sotto il profilo della privacy, sia sotto quello delle probabili difficoltà della Asl nel rendere prestazioni conformi agli standard, oltre ai disservizi dei giorni scorsi, potrebbe essere quella di patologie che richiedano un monitoraggio costante e un confronto tra risultati di esami passati, la cui reperibilità potrebbe essere stata compromessa, e quelli di esami futuri».
SISTEMI ANCORA BLOCCATI
Questo, mentre l’emergenza nelle strutture sanitarie della provincia dell’Aquila è tutt’altro che terminata. La Asl sta lentamente riattivando i servizi, che per giorni sono stati assicurati in forma ridotta e tra i disagi solo grazie al cartaceo. E lo sta facendo grazie a sistemi informatici alternativi. Così sta ripartendo nelle ultime ore il centro Cup per le prenotazioni e da oggi saranno riattivati a pieno regime la Radioterapia e i laboratori.
L’APPELLO AI FORNITORI
Nei giorni scorsi l’azienda si è trovata anche a dover interrompere anche alcune pratiche amministrative ed economiche a causa dei sistemi informatici in tilt. Con un avviso del 4 maggio ha infatti bloccato le gare d’appalto, mentre con uno dell’8 maggio ha a comunicato ai fornitori dell’unità di Ingegneria clinica «il doveroso differimento dei termini di pagamento di fatture eventualmente già emesse», con tanto di «preghiera di non emetterne di nuove fino al ripristino del sistema di contabilità aziendale».
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