Gli Indiana Jones marsicani e quei 50 anni di scoperte

16 Gennaio 2021

Dal sito preistorico di Grotta Continenza a Trasacco al Castello della Pietraquaria Così l’Archeoclub celebra mezzo secolo di meraviglie e lotte per l’ambiente

AVEZZANO. Le celebrazioni per il cinquantenario della fondazione dell’Archeoclub d’Italia, iniziate ieri, costituiscono un’occasione per ricordare l’importantissimo ruolo avuto dalla sezione della Marsica non solo nella scoperta e segnalazione alla Soprintendenza di siti, dalla preistoria all’età romana, ma anche nella diffusione, attraverso corsi, convegni e pubblicazioni, di una cultura archeologica che pone oggi la Marsica all’avanguardia in Abruzzo. A merito dell’associazione vanno ascritte anche le tante battaglie condotte in difesa del patrimonio storico-archeologico e ambientale. L’Archeoclub della Marsica nacque nel 1975, per iniziativa di Giuseppe Grossi e Silvia Del Turco, dalla fusione delle sezioni di Avezzano e di Luco dei Marsi. L’avvocato Umberto Irti ne divenne presidente, carica ricoperta fino al 2015, quando passerà il testimone alla professoressa Laura Saladino. La direzione tecnica è affidata a Grossi.
SCOPERTE E SCAVI. La prima, grande scoperta fatta dall’Archeoclub, con relativa segnalazione, è avvenuta nel sito preistorico di Grotta Continenza, a Trasacco, con gli scavi avviati da Antonio Mario Radmilli. Ad essa sono seguite quelle dei siti a Venere, Ortucchio e ancora a Trasacco – con gli scavi avviati dagli archeologi pisani Giuliano Cremonesi, Renata Grifoni e Giovanna Radi – e tantissime altre. Nel 2013, a uno di questi siti, a Ortona dei Marsi, con testimonianze romane e protostoriche, l’Archeoclub, oltre a segnalarlo, ha partecipato anche agli scavi, insieme alla Soprintendenza, con la quale l’Associazione ha stabilito un rapporto di intensa e proficua collaborazione.
CULTURA ARCHEOLOGICA. Nel 1976 l’Archeoclub avvia il primo Corso di introduzione all’archeologia, cui seguono per un decennio lezioni tenute da illustri docenti universitari. Vengono svolte lezioni anche nelle scuole medie e superiori. Nel 1987 a Civitella Alfedena si tiene il primo convegno di archeologia dedicato al territorio del Parco, al quale, tra il 1989 e il 2015, seguono i convegni su “Il Fucino e le aree limitrofe nell’antichità”. Tra le pubblicazioni vanno menzionati: “Profili di archeologia marsicana”, “Storia di Ortucchio”, “Prigionieri di guerra ad Avezzano”, la “Carta archeologica della Marsica”, un volume di 800 pagine che censisce e descrive tutti i siti archeologici di 17 comuni del bacino fucense.
VALLE SOLEGARA. L’Archeoclub è stato anche in prima fila nella lotta per la tutela dell’ambiente. «Tra i grandi disastri evitati», ricorda Irti, «un posto di primo piano merita la vicenda della mega-caserma militare, per ben 2.000 soldati, che nel 1988 il Comune di Avezzano intendeva realizzare a Valle Solegara, ai piedi della collina di Alba Fucens, in piena zona archeologica. Un appalto da 50 miliardi. Scatta la più dura battaglia che l’associazione abbia condotto contro l’amministrazione cittadina, insieme ai Verdi. Si coinvolge la popolazione, si fa appello a illustri archeologi e storici, che manifestano il loro dissenso. La Soprintendenza esprime il suo parere negativo, il progetto si arena e si evita un sicuro scempio».
CHIESA DI SANTA MARIA. Altro importante intervento è quello relativo alla chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, a Rosciolo, dove, su regolare progetto approvato dal Comune e dalla Soprintendenza ai Monumenti dell’Aquila, si stava realizzando nel 1997 una cavea a gradoni di cemento, dinanzi alla facciata della chiesa. L’Archeoclub coinvolge magistratura e uomini di cultura di grande prestigio. «Federico Zeri, la massima autorità nel campo dell’arte», racconta Irti, «esaminato il progetto, in una lettera inviata all’Archeoclub, ha parole di fuoco: inaudito, inammissibile scempio... resto inorridito e allibito». Interviene anche lo storico Alessandro Clementi, che definisce il progetto «mostruoso» e lancia un accorato appello: «Fermateli, finché si è ancora in tempo!». La Procura dispone il sequestro del cantiere e il Comune decide di abbandonare il progetto. «Fu una vittoria davvero epica per l’Archeoclub e le associazioni ambientaliste», commenta Irti. Che ricorda anche altri interventi a tutela del Borgo medievale di Scurcola e contro l’abbattimento dell’antica chiesa di Santa Croce di Antrosano.
CASTELLO DI PIETRAQUARIA. Sotto la presidenza Saladino, archeologa e docente, si blocca la demolizione dell’antica cartiera di Celano; si impedisce il cambio di destinazione del Palazzo Torlonia (doveva diventare sede della polizia locale), ma soprattutto si avviano i rilievi dei resti del Castello di Pietraquaria. «La nostra più grande battaglia», ricorda Irti, «è senza dubbio la demolizione delle strutture murarie elevate di fronte a Santa Maria in Valle Porclaneta. Per l’attività di scavo, l’emozione più forte è stato l’ingresso nella cavità secondaria di Grotta Continenza, venuta alla luce dopo 6.000 anni».
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