Gol col cucchiaio, e scoppia la bagarre

22 Febbraio 2016

L’episodio durante una partita dei commercialisti di Avezzano, portiere accusato di aver aggredito avversario e arbitro

AVEZZANO. Gli fanno gol col “cucchiaio”, il portiere si scaglia contro attaccante e arbitro e la partita finisce in bagarre. Il gioco infatti era fermo e il gesto è stato interpretato come uno sberleffo. L’episodio è accaduto durante una partita amatoriale giocata a Senigallia, in provincia di Ancona, tra due squadre di commercialisti, quella locale e l’Avezzano. Il gesto tecnico è costato qualche livido di troppo a un giocatore marchigiano, ma la versione del portiere è diversa. Durante la partita valida per il campionato nazionale dottori commercialisti ed esperti contabili, l'atleta marsicano Claudio Vecchio, storico portiere e vecchia gloria di numerose squadre del territorio, tra cui il Tagliacozzo, ha subìto un gol col cucchiaio, poi annullato.

L’estremo difensore a quel punto avrebbe reagito prendendosela prima con l’autore del gol e poi con l’arbitro. Alla fine la partita è stata sospesa e le squadre sono state costrette a tornarsene a casa. Sulla ricostruzione dei fatti, però, Vecchio non è d’accordo.

«Il racconto di quanto accaduto durante la partita è stato montato», racconta il portiere. «Innanzitutto si era fermi per il fuorigioco dell’attaccante, che però ha continuato a venire verso la porta come se non avesse sentito il fischio dell’arbitro. Io sono uscito e nel contrasto, avendo la gamba alzata, siamo entrambi caduti a terra, ma ci siamo rialzati subito. Stando alle regole vere, ci sarebbe dovuta essere un’ammonizione per entrambi, dal momento che il giocatore ha continuato l’azione a gioco fermo», continua il portiere, «invece l’arbitro, un ventenne che si vantava dall’inizio del match di essere un federale, ha deciso per l’espulsione nei miei riguardi, minacciando di sospendere la partita se non fossi uscito immediatamente. Indossavo ancora i guantoni quando mi sono avvicinato a lui e quasi per gioco gli ho toccato la testa. Ma qualcuno ha raccontato di avermi visto tirare uno schiaffo all’arbitro. Una versione completamente inventata tanto che, alla fine della partita, fuori dallo stadio, ci siamo incontrati in modo del tutto pacifico. Il nostro», spiega ancora Vecchio, «è un campionato amatoriale, non c’era neanche il pubblico. Giochiamo per divertirci, tanto che la sera insieme a tutti gli altri giocatori commercialisti abbiamo condiviso la cena davanti a un buon vino. L’arbitro invece, forse per la sua giovane età, voleva mettersi in mostra facendoci notare come lui fosse un federale e che bisognava stare alle regole. Alle sue regole. E in molte occasioni è stato scorretto a discapito della nostra squadra. Il mio gesto di allungargli amichevolmente la mano», conclude, «era un monito assolutamente non violento. Volevo solo fargli comprendere che noi giochiamo per divertimento e che non serviva mettersi in mostra in una partita del genere».(p.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA