Gran Sasso, sì alla zona speciale In arrivo più vincoli ambientali

Via libera della giunta regionale all’intesa col ministero dell’Ambiente per l’istituzione della “Zsc” Una volta definita, potrebbe impedire la revisione o la rimozione dei paletti alle attività umane
L’AQUILA. Quasi si nascondeva, in quel calderone di 70 delibere che la giunta regionale abruzzese ha approvato il 28 dicembre, nell’ultima riunione del 2023. Ma è un atto cruciale, che può cambiare il futuro del Gran Sasso. Perché spiana la strada alla trasformazione di 34mila ettari di montagna – a cavallo tra le province dell’Aquila, di Teramo e di Pescara – da sito di interesse comunitario Sic a zona speciale di conservazione Zsc. In altre parole: norme a difesa dell’ambiente ancora più stringenti. Già i paletti attuali sono in grado, per esempio, di fermare l’installazione dei cannoni sparaneve che allungherebbero la stagione sciistica a Campo Imperatore. La Zsc, una volta definita, potrebbe aggiungere ulteriori ostacoli alle pratiche di revisione o rimozione dei vincoli nell’area.
LA PALLA AL MINISTRO
La delibera della giunta Marsilio, proposta dal vicepresidente e assessore ai Parchi e all’Ambiente Emanuele Imprudente insieme ai tecnici degli uffici competenti, dà il via libera alla bozza di decreto ministeriale ricevuta da Roma. Ora dovrà essere quindi il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin a firmarlo, ufficiando l’introduzione della zona speciale Zsc.
LA RETE NATURA 2000
I siti Sic e le zone Zsc rientrano nella normativa europea della “Rete Natura2000”. Come spiega il ministero sul suo sito web, «Natura 2000 è il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione, istituita per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario». Pur chiarendo: «Le aree che compongono la rete Natura 2000 non sono riserve rigidamente protette dove le attività umane sono escluse».
L’Italia (con l’Abruzzo) è in ritardo sulle zone speciali di conservazione ed è già finita nel mirino della Commissione europea. Come ricorda la delibera regionale, infatti, c’è la necessità «di chiudere nel più breve tempo possibile la procedura di infrazione 2163/2015 di mancata designazione delle Zsc».
IL RUOLO DEL PARCO
«La gestione della Zsc rimane affidata all’ente parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga», specifica lo schema di decreto ministeriale.
Ed è stato lo stesso Parco – insieme alla Regione – a fissare i vincoli del Sic e della Zsc, con un documento tecnico del 2018 lungo quasi novecento pagine.
LE ALTRE ZSC ABRUZZESI
Nel Parco del Gran Sasso, ad ogni modo, già quattro Sic sono diventate zone speciali Zsc nel 2022: quella del “primo tratto del fiume Tirino e Macchiozze di San Vito” da 1.294 ettari, quella dei Monti della Laga e del lago di Campotosto da 15.816, quella delle Montagne dei Fiori e di Campli e delle Gole del Salinello da 4.213 e quella di Monte Picca e Monte di Roccatagliata da 1.766. Quella del Gran Sasso, la più grande di tutte, è l’unica finora rimasta fuori dalla trasformazione da Sic a Zsc. Già da tempo anche le aree del Parco nel Lazio e nelle Marche sono «zone speciali Zsc.
In Abruzzo, la prima tornata di individuazioni di Zone speciali è stata quella del 2028, che coinvolse la Torre del Cerrano, il Monte Genzana e il lago di Scanno con i suoi emissari. La seconda tornata, invece, è stata quella del 2021, per le Gole del Sagittario, la zona a Sud-Ovest della Maiella, la Maiella stessa, il Parco nazionale d’Abruzzo, il Fiume Vomano (da Cusciano a Villa Vomano), Fonte di Papa, e i Monti Pizi con Monte Secine.
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