Grandi opere con calcestruzzo scadente
Ecco il ruolo di De Michelis e di sua figlia. La Procura: ridevano pensando alla qualità del materiale
AVEZZANO. Se la ridevano i due avezzanesi coinvolti nell’inchiesta “Amalgama” in cui si ipotizza un giro di corruzione per ottenere contratti di subappalto nell’ambito dei lavori per la realizzazione dell'Alta velocità Milano-Genova, del Macrolotto della Salerno-Reggio Calabria e della People mover.
Ridevano pensando alla scadente qualità dei materiali utilizzati nei cantieri finiti sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Roma. In una telefonata del 16 settembre 2015, infatti, la marsicana Jennifer De Michelis, responsabile qualità e sicurezza per la società Grandi opere italiane, chiama il padre Giampiero, di Avezzano, direttore dei lavori del Cociv, che era in compagnia del socio di fatto Domenico Gallo, e scherzano sul nome alquanto paradossale della ditta che avrebbe presto fornito il calcestruzzo poi rivelatosi «senza una barriera fisica», oppure che «defluiva un po’ a c..zo, come gli pare a lui». La ditta in questione è la Breakout, che in italiano significa “scoppio”, “spaccata”. In effetti, proprio secondo quanto affermavano i protagonisti dell’inchiesta, si trattava di un calcestruzzo di qualità così scadente che le betoniere pronte a gettare cemento vengono rimandante indietro «essendo il materiale assolutamente inutilizzabile». Il calcestruzzo fornito dalla Breakout appare inizialmente come “acqua” mentre successivamente «non scendeva nemmeno dalla canalina tanto da intasare pure la pompa». Miscele che «non erano assolutamente idonee». In un altro caso il “cemento” era addirittura «diverso da quello prescritto». Nella telefonata Jennifer comunica al padre, ritenuto dai pm cardine dell’intero sistema corruttivo, che l’indomani dovrà certificare un impianto di betonaggio. Il padre chiede il nome dell’impianto da certificare e la donna scherzando risponde che si tratta di un nuovo impianto chiamato Breakdown o Breakout. Il padre dice di aver capito ma alla fine si raccomanda di «stare attenti».
È' un ruolo determinante quello della famiglia De Michelis in tutta l’inchiesta. Sarebbe stato proprio l’avezzanese, secondo l’accusa, a creare la cosiddetta “Amalgama”, cioè quell’accordo per cui «faceva fare tutto ciò che volevano alle imprese ma doveva ricevere qualcosa in cambio per restare amici per far sì che non ci fossero difficoltà, perché se ognuno tira e un altro storce non si va mai avanti». In sostanza, secondo i magistrati romani, «un modo preventivo ed efficace per evitare che vi siano guerre con l’effetto di mettere tutti contro». L’amalgama creata dal marsicano, più che nel calcestruzzo, era in quella complicità fatta di omertà che si era consolidata tra ditte, dirigenti e imprenditori.
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