Grossi: le donne marse e quell’antico potere

L’archeologo svela il ruolo femminile nella famiglia e nella società, conferenza a Luco dei Marsi
LUCO DEI MARSI. Nella Marsica qual è stato il ruolo della donna nel tempo? Quello che sappiamo, antecedentemente al periodo romano, è ciò che gli scavi archeologici ci stanno rivelando in questi ultimi anni. E che sarà il tema della conferenza che il professor Giuseppe Grossi, archeologo e storico, terrà domenica 27 gennaio, alle 16.30, nella sede della Società operaia di mutuo soccorso a Luco dei Marsi.
Professore, sul ruolo femminile nel mondo greco, etrusco e romano sappiamo abbastanza, su quello relativo al mondo pale-italico (IX-VI secolo a.C.) e italico (V-III) fucense dobbiamo affidarci all’archeologia. I reperti venuti alla luce consentono di stabilire quale fosse il ruolo della donna nella famiglia e nella società?
«Gli scavi stanno portando alla luce un diverso atteggiamento del mondo appenninico centrale, rispetto a quello romano ed etrusco nei confronti della donna. Le sepolture mostrano ricchi corredi femminili e la loro centralità nei grandi tumuli familiari, con oggetti di prestigio, come gli elaborati dischi-stola, in cuoio e lamina di bronzo decorata da incisioni e trafori, portati sul basso ventre. Oltre a essere dedite all’arte della filatura, le donne fucensi e poi quelle marso-eque, mostrano evidenti segni di potere all’interno della comunità: non a caso, la divinità principale dell’ethnos marso-equo è una donna, una dea-maga, Angizia, che presiede a tutte le sfere dell’umano locale. Con l’inserimento dei Marsi nel mondo romano, dal II al I secolo a.C., queste caratteristiche originali si perdono nella globalizzante cultura latina».
E nel mondo greco, etrusco e romano che ruolo aveva la donna?
«Il mondo greco fu esclusivamente legato alla figura del maschio, una vera e propria misoginia che si trasmise, il più delle volte, anche alle altre culture mediterranee che vennero a contatto col mondo ellenico. Gli Etruschi mostrarono un rapporto più egualitario fra i sessi con una maggiore importanza della donna nel mondo familiare. Le numerose critiche degli scrittori greci e romani nei confronti delle libertà delle donne etrusche, la loro fattiva partecipazione attiva nei banchetti insieme a maschi, le sepolture femminili ricchissime, dimostrano pienamente l’aspetto più emancipato della donna etrusca. Una via di mezzo fu l’atteggiamento romano verso il mondo femminile, soprattutto per l’apporto della componente italico-sabina: in piena età imperiale le donne romane godettero di una libertà mai vista nell’età precedente con una maggiore indipendenza dal potere maschile. Sul finire dell’Impero romano e l’avvento del Cristianesimo, ci fu un riemergere della misoginia grazie alla predicazione dei Padri della Chiesa romana; un risorgere di un atteggiamento di subalternità durato, in Italia, fino alla Legge sul divorzio, varata nel 1970, e l’abolizione del delitto d’onore, nel 1981».
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