«Ho visto quel corpo immobile ma ancora in vita»
Il racconto di uno dei docenti dell’Istituto alberghiero testimone della tragedia «I primi soccorsi al motociclista da alcune persone scese da un bus dell’Ama»
L’AQUILA. Lo schianto tremendo, preceduto dal rumore di una forte accelerazione di una moto, è stato sentito da studenti e docenti dell’Ipsiasar, l’Istituto alberghiero, che è proprio sulla strada, in via Aldo Moro, dove si è verificato l’incidente mortale in cui è rimasto vittima Massimo Di Fabio, 45enne operaio aquilano.
«Abbiamo sentito prima una forte accelerata di una moto, come se stesse “sgommando” e poi abbiamo sentito un botto tremendo. Ci siamo precipitati subito fuori, su via Aldo Moro, e ci siamo trovati davanti una scena drammatica, con un corpo steso a terra, quasi immobile, e sangue che gli copriva una parte del casco. Ma era vivo».
È il racconto di uno dei testimoni dell’immediato post-urto, che è costatato la vita a Di Fabio, che con la sua moto è finito contro con una Ford Fiesta. Roberto Sabatini è uno dei docenti dell’Istituto Alberghiero Ipsiasar. È rimasto sotto shock, perché ha seguito, insieme ad altri insegnanti e studenti, tutte le fasi immediatamente dopo l’impatto. «Siamo usciti subito e il ferito è stato soccorso da alcune persone scese da un autobus dell’Ama che si è fermato. Era ancora vivo e si muoveva. Noi abbiamo detto di non toccarlo e io ho telefonato immediatamente al 113, che a sua volta mi ha passato altri numeri. Ma evidentemente c’era tra i soccorritori qualcuno che sapeva cosa fare in questi casi», ha aggiunto Sabatini, «e ha tolto il casco al motociclista e lo ha girato su un fianco. Subito dopo il povero ferito ha cominciato a rovesciare sangue dalla bocca. Poi è arrivata l’ambulanza della Misericordia. Ma nonostante gli sforzi non ce l’hanno fatta a salvare la vita al povero motociclista», ha detto il professore dell’Ipsiasar. «Una seconda ambulanza è arrivata dopo, ma per il motociclista non c’era già più niente da fare».
«Abbiamo visto anche il guidatore dell’auto, che è sceso in evidente stato confusionale. Lo abbiamo visto nei pressi del ferito e non faceva altro che allargare le braccia», ha concluso Sabatini, «è stata un’esperienza veramente drammatica».
I testimoni sono stati ascoltati anche dai vigili urbani e saranno chiamati a raccontare ciò che hanno visto, in caso la tragedia dovesse portare a risvolti di carattere penale o civile. L’esatta dinamica dell’incidente, tra la moto guidata da Massimo Di Fabio, la vittima, una Suzuki 1200, e il conducente della Ford Fiesta, R.S., di 75 anni, deve essere chiarita.
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