Hotel al freddo, botta e risposta tra sindaci

29 Marzo 2020

Il caso delle pazienti di Collarmele dimesse. Biondi: «Clamore eccessivo». Mostacci: «Sono sconcertato»

L’AQUILA. «Il clamore è stato creato dal sindaco di Collarmele, Antonio Mostacci, che invece di urlare su Facebook avrebbe potuto chiamare il sottoscritto e avremmo risolto il problema». Lo dice il sindaco Pierluigi Biondi, sulla questione dei pazienti dimessi dal San Salvatore e ospitati all’hotel Cristallo, rimasti senza colazione e al freddo. «Ha preferito affrontare la questione in maniera effervescente», ha affermato Biondi, «dicendo addirittura: ce le riportiamo a Collarmele. Ebbene, va precisato che le due persone devono fare tamponi per la negativizzazione. Se fossero rimaste al Cristallo avremmo risolto subito il piccolo problema che avevano: oggi, per fare i tamponi il personale del 118 deve muoversi con l’ambulanza e andare a Collarmele con consumo di risorse pubbliche. Chi paga tutto questo disagio?, chiede Biondi. «Gli utenti che hanno realmente bisogno di assistenza. Il problema era una colazione non servita: in realtà venerdì sera in albergo c’erano 21 gradi. A fronte della mancata colazione servita – e mi dispiace – abbiamo liberato 3 posti letto occupati da tre pazienti. Uno di questi si è aggravato improvvisamente ed è stato intubato. C’è stato un cittadino a cui è stata salvata la vita, a fronte di una mancata colazione. Questo clamore, alimentato da una parlamentare, viene da gente in cerca di visibilità, che non fa il bene di questa città».
A Collarmele il sindaco, che ha bussato alla Procura di Avezzano, torna sul caso. «C’era l’ok per riportare a casa ieri le nostre concittadine, ma è sopraggiunto un contrordine. Ci hanno comunicato che saranno dimesse solo dopo il tampone», spiega Mostacci. «Il problema non riguarda le procedure, ma il trasferimento in una struttura non ancora pronta. Sono sconcertato dalle dichiarazioni del sindaco dell’Aquila. Mi sarei aspettato frasi del tipo “comprendete lo stato di emergenza, qualche problema può sorgere” o una telefonata per sapere come stavano. Invece no, è come se si fossero inventate tutto. Se quanto detto è falso, se c’è stata mistificazione, se abbiamo creato un caso e turbato qualcuno ce ne scusiamo in attesa che la Procura faccia le verifiche». La struttura consente all’Asl di gestire pazienti positivi, dimessi e in via di guarigione, che non possono osservare a casa l’isolamento. Ma le due donne «dispongono di una seconda abitazione in cui trascorrere il restante periodo di quarantena per la completa guarigione». (m.p-f.d.m.)