«I cantieri ci stanno ammazzando»

Commercianti e artigiani: per i sottoservizi hanno sbarrato gli accessi, non incassiamo un euro. Così qualcuno chiuderà
L’AQUILA. Vogliono tempi certi e più rispetto da parte delle imprese che eseguono i lavori, sia per la ricostruzione, sia per i sottoservizi. Si sentono ignorati, dopo le tante promesse e gli strombazzamenti del centro storico che rinasce e riparte. Invece si sentono abbandonati da tutti: politici e associazioni di categoria. Qualcuno sarà costretto a chiudere.
Sono i commercianti e artigiani di via Garibaldi e della parte alta di corso Vittorio Emanuele, da piazzetta Regina Margherita alla Fontana Luminosa. Entrambi i tratti sono interessati dalla ricostruzione e le strade sono chiuse per i lavori di realizzazione dei sottoservizi.
TEMPI CERTI. «Dovevano finire in due settimane, invece sono qui da un mese e hanno occupato tutto il tratto di strada. Oggi (ieri, ndr) è sabato e da ieri pomeriggio alle 16 hanno smesso di lavorare e hanno lasciato la strada chiusa, quando, per legge, devono lasciare un metro da un lato e un metro dall’altro dal muro per il passaggio pedonale», dice Tullio Manieri, titolare dell’omonima pasticceria in via Garibaldi. «Qui è il deserto del Sahara. Siamo con le braccia conserte, non si vede un’anima», continua, «non hanno alcun rispetto le ditte e nessuno fa loro rispettare le regole».
STRADE CHIUSE. «La gente non sa dove passare perché le imprese hanno chiuso via Sant’Amico, via della Genca, via Paganica, piazza Chiarino. In via Antinori parcheggia sempre un camion con dei cavi, dal lunedì al venerdì, e non può passare nessuno. Via Garibaldi e piazza Chiarino sono invase dai mezzi delle ditte: un camion occupa cinque posti auto, perché si mettono tutti in modo selvaggio, senza alcun rispetto per chi ci lavora e chi ci abita. Chiediamo a questi signori della ditta dell’Asse centrale di darci dei tempi: questo è un modo di ammazzare il centro storico. È un labirinto, cambiano continuamente i percorsi. Si devono dare percorsi alternativi, invece siamo noi che dobbiamo dare indicazioni. Le associazioni di categoria? La Cna è assentissima. Invito Agostino Del Re a smentirmi», conclude Manieri. «Parcheggiano in modo selvaggio, dalle 7 del mattino: qua il camion degli scavi, lì auto delle ditte. Poi il Comune chiede le tasse. E come si pagano se uno non lavora?», afferma Mario De Risio, titolare di un negozio di merce internazionale. «Diverse persone sono rientrate ad abitare in questo quartiere, ma sono imprigionate e non possono raggiungerci», interviene Giovannino Palumbo, storico macellaio del centro. «Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti: non si vede nessuno. Il nostro lavoro è sceso del 50%. Ora ci avviciniamo alla Pasqua: ma chi viene da noi? Ci sono poveri anziani che non possono fare tutta quella strada per arrivare ai nostri negozi». Prima erano eroi, ora sembra una colpa avere riaperto un’attività in centro storico.
LA SOLUZIONE. «Intanto riaprire via Sant’Amico. Poi lasciare libera via Antinori», sostiene Palumbo. «E poi ci vuole qualcuno della Soprintenendenza che sia capace di valutare immediatamente la valenza di ritrovamenti, perché L’Aquila ne è piena. E allora che facciamo, ricostruiamo tra cent’anni, con questi tempi? Quel muro era già presente e segnalato, una quarantina di anni fa».
SI PAGA TUTTO. «Paghiamo dall’a alla z, nessuno ci viene incontro», riprende Manieri. «Oggi è sabato, dovrebbero passarci tante persone, invece è il deserto, non c’è nessuno». Nel frattempo arriva un’ambulanza che deve entrare in via Sant’Amico: «Se fosse arrivata in un giorno dal lunedì al venerdì, non sarebbe potuta entrare», afferma Manieri. «In via Paganica avevano chiuso un’anziana di 92 anni», sostiene Palumbo, «ho detto a un dipendente della ditta di leggere l’ordinanza, che imponeva di lasciare uno spazio di un metro dal muro. Mi ha risposto: “non so leggere”. Il giorno dopo, però, hanno aperto il passaggio pedonale».
MURO DEL PIANTO. In corso Vittorio la situazione è analoga: «Abbiamo davanti un muro», sostiene Fiorella Cerini, della gioielleria Cavallo. «E la pavimentazione che hanno trovato era già nota, ma da 20 giorni il cantiere è fermo». «Nella nostra galleria d’arte», sottolinea Sara Cavallo, «non possiamo programmare nulla, perché non sappiamo quando finirà questo incubo. All’inizio dei lavori abbiamo anche chiuso per una settimana la gioielleria, per questioni di sicurezza. Ma se un commerciante non vende, come vive?».
Stefano Pettine, dell’omonimo studio fotografico, vuole tempi certi: «Sono andato a parlare anche con due archeologhe della Soprintendenza, ma non hanno saputo dare tempi certi per la ripresa dei lavori. Il muro che hanno trovato è del vecchio palazzo che nei primi del ’900 è stato tagliato per allargare il corso, che prima era una viuzza, dall’altezza di via Garibaldi alla Fontana Luminosa. Non ci vuole uno scienziato per capirlo, basta guardare le foto».
«Non ho potuto fare San Valentino, non farò la festa della Donna e neppure Pasqua. Come ci arrivo a settembre? Nessuno ci ha abbonato nulla. Un muro a un metro dal suolo, ma di quanti secoli dovebbe essere? Non si può scaricare, una madre con un passeggino non viene. Devono fare subito: hanno aperto il 10 gennaio il cantiere. Come facciamo? Così sarò costretta a chiudere».
L’appello accorato è di Michela Lazzerini, che ha un negozio di dolciumi in corso Vittorio, proprio davanti al famigerato muro. Ora “muro del pianto”.
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