I cittadini: «Fermare subito il poligono di Colle San Mauro»

L’associazione per la tutela di San Vittorino va all’attacco dopo la sentenza del Tar che ha ritenuto illegittimi gli atti
L’AQUILA. Dopo la sentenza del Tar che ha ritenuto illegittimi tutti gli atti dei Comuni dell’Aquila e Pizzoli e della Regione che avevano portato all’autorizzazione dell’attività di un poligono di tiro su terreni di uso civico in località Colle San Mauro (comune di Pizzoli, ma a due passi da San Vittorino) l’associazione per la tutela di San Vittorino Amiterno chiede l’immediato stop all’impianto sportivo.
Il ricorso al Tar è stato presentato da alcuni abitanti di San Vittorino, che hanno poi costituito l’associazione per la tutela di San Vittorino Amiterno. «Questa sentenza fa giurisprudenza», commenta l’avvocato Fausto Corti, che si è occupato del ricorso al Tar, «perché stabilisce che per la concessione delle terre di uso civico a privati imprenditori è necessario che ci sia un beneficio per la collettività che non si esaurisce con il pagamento di un canone concessorio. Se questa sentenza trovasse conferma segnerebbe uno stop a quella cattiva prassi che soprattutto le amministrazioni comunali adottano, di concedere a privati imprenditori le aree di uso civico senza che ci sia una ricaduta sugli abitanti oltre al pagamento del canone concessorio».
Intanto, scrive l’associazione in una nota, «ad aprile si discuterà un ricorso davanti al Commissariato agli usi civici d’Abruzzo e l’associazione per la tutela di San Vittorino Amiterno si augura che stabilisca che Colle San Mauro è uso civico di San Vittorino e non di Pizzoli. Tanti i punti oscuri di questa assurda vicenda, primo fra tutti che il Comune dell’Aquila sia stato il grande assente perché non si è costituito parte civile». «Questa prima sentenza ci rassicura e ci fa stare un po’ più sereni», dichiarano alcuni dei cittadini ricorrenti, «anche perché l’attività del poligono ha reso la nostra quotidianità invivibile. Ormai il sabato e la domenica mattina ci alzavamo aspettando le 10, ora in cui avrebbero iniziato a sparare. Era impossibile stare in casa, leggere, studiare, riposare, perché il rumore degli spari era davvero insostenibile. Un pensiero in questo momento va a Giovanni Cialone che ci ha fatto incontrare e ci ha motivati. La sua morte ha spinto alcuni di noi a esporci con il solo obiettivo del rispetto dei nostri diritti».
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