I colleghi di giunta: la città è grata a Sabatini

De Santis e Di Bastiano ricordano gli anni passati a fianco al professore scomparso a 92 anni
AVEZZANO. «Lavorare con lui era piacevole ed era un insegnamento costante». È il ricordo che hanno Flavia De Santis e Augusto Di Bastiano del professor Angelo Guido Sabatini, scomparso mercoledì all’età di 92 anni. Entrambi ex amministratori erano stati al suo fianco nel periodo in cui Sabatini era componente della giunta comunale di Avezzano.
«Gli anni della sua presenza in amministrazione comunale», affermano, «sono stati una scossa positiva per l’intero territorio, sono stati anni di crescita culturale. È dispiaciuto a molti di noi non poter salutare Angelo Sabatini, che tanto lustro ha portato nella nostra città e che ha arricchito con la sua ricchezza professionale e con importanti personalità della cultura e del giornalismo, suoi amici, molti eventi culturali. La sua disponibilità, quando ha ricoperto la carica di assessore alla cultura ad Avezzano», sottolineano, «è stata totale e “il professore”, come lo chiamava Mario Spallone, aveva radicato nella sua vita un’affermazione del suo filosofo preferito: Nietzsche, sulla cui opera ha scritto molti libri: “Io ho sempre messo nelle mie opere tutto il mio corpo e la mia vita. Non so cosa siano i problemi puramente intellettuali”. Angelo è stato molte cose», evidenziano Di Bastiano e De Santis, «e la sua biografia ne è la prova, ma non si dava importanza, era molto ironico, con sé stesso e con gli altri, e le sue lezioni magistrali terminavano sempre con una battuta oltreché con un sorriso. Scanzonato, ma attento studioso, riusciva a “semplificare” la sua filosofia per metterla a disposizione di progetti per la valorizzazione del territorio: dalla sistemazione e destinazione del Castello Orsini al Premio Silone e ad altre importanti manifestazioni dove riusciva sempre a dare, oltre al contributo di idee, uno stimolo in più». I due ex amministratori ricordano come Sabatini abbia dato i suoi consigli a chi collaborava con lui fino agli ultimi giorni.
«Gli faceva piacere farlo», affermano ancora , «così come essere cercato e consultato e tutti noi saremo più poveri culturalmente senza di lui, che potrebbe dire come il suo amato Nietzsche: Chi ha anche la più pallida idea di me, indovinerà che io ho vissuto intensamente e più cose di qualsiasi altro uomo. La testimonianza si trova nei miei libri i quali, riga per riga, sono libri vissuti per una volontà di vita». (p.g.)
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