I comitati accusano: sulla Snam giochi fatti e cittadini umiliati

Il rinvio della decisione al governo scatena nuove proteste Per gli ambientalisti è mancato il sostegno della Regione
SULMONA. I giochi sul metanodotto Snam, dopo la conferenza dei servizi di giovedì in cui tutto è stato rinviato alla presidenza del Consiglio dei ministri, scatenano la polemica in città. I più agguerriti sono i Comitati cittadini per l’ambiente, che dal 2008 si battono contro il progetto e che parlano ora di «beffa», riferendosi al via libera che arriverà dal governo su centrale e metanodotto.
«La realtà è che i giochi sono ormai fatti e il diritto alla salute, all’incolumità, l’ambiente, l’economia, le opportunità di sviluppo, sono compromessi e condannati grazie a coloro che, da rappresentanti del popolo, si sono trasformati in paladini dei poteri forti», incalzano Mario Pizzola e Giovanna Margadonna per gli ambientalisti. «Il governo calpesta arrogantemente il dissenso delle istituzioni e delle comunità locali anche perché non supportati da un fronte unico di opposizione con azioni di contrasto all’opera e si limiterà, pertanto, a considerare gli incontri che seguiranno, adempimenti puramente formali. La vera battaglia, che avrebbe potuto cambiare l’esito della vicenda Snam, è quella che la Regione, per calcolo o per inadeguatezza, non ha combattuto. Ora è troppo tardi. Eppure la Regione ha avuto a disposizione ottime carte da giocare, a livello politico, tecnico e giuridico; carte che però ha buttato nel cestino, per calcolo o inadeguatezza, lasciando campo libero alla Snam e al suo principale sponsor, il governo Renzi». Le accuse gli ambientalisti le rivolgono in primis alla giunta regionale e poi ai rappresentanti politici locali, spesso assenti nella battaglia. «I nostri timori si sono rivelati fondati», aggiungono gli ambientalisti. «La Regione non ha avuto né la capacità né la volontà di far rinviare la conferenza di servizi sul metanodotto. Occorreva un intervento molto deciso sul governo, che invece non c’è stato da parte dei nostri rappresentanti; occorreva la partecipazione in prima persona del presidente D’Alfonso e del vice presidente Lolli che invece hanno, con la loro assenza, ancora una volta abbandonato la lotta e imposto, ai cittadini e ai territori, l’umiliazione di soccombere allo strapotere del governo e della multinazionale. Così come si sono fatti notare per la loro latitanza i presidenti di Umbria e Marche, guarda caso, dello stesso colore politico del presidente del consiglio il cui “decisionismo”, evidentemente, va assecondato. Vistose anche le defezioni di molti Comuni, tra cui L’Aquila in testa».
Federica Pantano
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