I Comitati: gasdotto da spostare a Cupello? Ipotesi da valutare

24 Settembre 2014

Ma si torna a sollecitare il rinvio della conferenza di servizi: «Assurdo che la Snam rilevi criticità nel Chietino e non qui»

SULMONA. «Cupello è una delle ipotesi da valutare all’interno del tavolo aperto dal ministero dello Sviluppo economico per trovare valide alternative al gasdotto». Mario Pizzola, portavoce dei Comitati cittadini per l’ambiente, si concentra sul gruppo di lavoro istituzionale più che sull’alternativa Cupello, nel Chietino, dove spostare la centrale Snam destinata a Sulmona.

Come detto nei giorni scorsi dal vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, che col suo annuncio ha sollevato un polverone destinato a trasformarsi nell’ennesima lotta di campanile. «È assurdo che la Snam rilevi problemi e criticità nella zona di Cupello e non nella nostra» continua Pizzola «dove l’area scelta è la porta dei parchi e delle principali aree protette del centro Abruzzo e dove il rischio sismico è fra i più alti in Italia. In più la questione Cupello sta solo distogliendo l’attenzione dal problema vero: cioè dal fatto che fra meno di una settimana si potrebbe dare il via libera alla centrale e di conseguenza al metanodotto».

I Comitati da anni denunciano che l’impianto servirebbe da hub per rivendere il gas all’estero. «Il gasdotto Sulmona-Foligno di 167 chilometri, con centrale di compressione a Sulmona, è un pezzo del Brindisi-Minerbio e, unitamente al potenziamento dei pozzi di stoccaggio di San Salvo-Cupello, è funzionale al disegno delle multinazionali di trasformare il nostro Paese in hub del gas», denunciavano i Comitati in un documento del 25 luglio 2013. «La Snam deve capire che non ha a che fare con dei pivelli» aggiunge Giovanna Margadonna dei Comitati «sappiamo bene che deve rivendere il gas all’estero».

Il progetto prevede una centrale del gas da 75 bar con relativo gasdotto, fra Case Pente e Colle Savente, in un’area di 12 ettari a pochi passi dal cimitero sulmonese. Tre i turbocompressori previsti, da 11 megawatt l'uno e da 25 metri per 12, alti 10; oltre a tre caldaie e un camino di 14 metri. L’area agricola individuata è a forte rischio svalutazione, come denunciato dalle associazioni ambientaliste. «I terreni e le attività commerciali o ricettive nei pressi di impianti di questo tipo vengono svalutati dell’80%» avverte Aldo Cucchiarini del Comitato no tubo «per questo ci battiamo dal 2004 contro questo ecomostro». Intanto, resta convocata per martedì la conferenza di servizi a Roma, dove potrebbe arrivare l'ok al progetto. L'iter della Snam risale al 2004.

Federica Pantano

©RIPRODUZIONE RISERVATA