I comitati: «Qui per non dimenticare»

6 Aprile 2017

Tanti racconti su tragedie imputabili a responsabilità umane: Viareggio, San Giuliano di Puglia, Terra dei fuochi, Bussi

L’AQUILA. Marzia Caccioppoli non raccontava favole al figlio colpito da un tremendo neuroblastoma al cervello a soli 8 anni. Gli raccontava invece una storia diversa, in cui lui si sarebbe addormentato dolcemente nel cuore della notte per permettere a un potente farmaco di fare effetto sul suo male. Al mattino si sarebbe svegliato per andare a scuola. Antonio invece non si è mai svegliato dal sonno. Una storia che la mamma Marzia ha voluto inventare per accompagnare il figlio verso un destino segnato dal cancro causato dall’inquinamento di cui è afflitta la Terra dei fuochi, a cavallo tra Napoli e Caserta, lo “sversatoio illlecito” di milioni di tonnellate di rifiuti industriali tossici. Centinaia i morti per cancro in quella terra, situazione molto simile a quella di Bussi sul Tirino, che per oltre 40 anni ha ospitato la più grande discarica europea e dove «si conta un morto per cancro in ogni famiglia», come ha ricordato una delle autrici del romanzo “Veleno nelle Gole”, Gisella Orsi. Due testimonianze diverse, tra le tante emerse al Palazzetto dei Nobili, legate da un filo conduttore, quello di tragedie dovute, direttamente o indirettamente, alla mano dell'uomo. Esperienze raccontate ieri in un pomeriggio che è stato un viaggio nell'Italia degli errori e degli “omicidi legalizzati” come le morti bianche, organizzata dalla rete "Noi non dimentichiamo". Un appuntamento al quale partecipano da cinque anni i comitati nazionali fondati dai familiari delle vittime di calamità imputabili, appunto, a responsabilità umane, come quelle che stanno alla base delle storie raccontate dall'Associazione italiana esposti amianto di Matera, o l’Associazione “Terre di Amatrice”. E dal piccolo paese del Reatino raso al suolo dal terremoto del 24 agosto scorso anche la storia di Stefania e Mario, genitori di Filippo, studente universitario morto sotto le macerie. La loro battaglia adesso è rivolta tutta verso un solo obiettivo: «Fare in modo che nessun altro genitore debba soffrire quello che stiamo soffrendo noi». Per questo hanno costituito l’associazione "Il sorriso di Filippo". Non accada più che bambini di una scuola elementare muoiano sotto al crollo della loro scuola, come è successo nel 2002 a San Giuliano di Puglia, che non si verifichi più che bambini di 4 e 2 anni, l’età che avevano i figli di Marco Piacentini, presidente dell’associazione "Il mondo che vorrei", muoiano per un esplosione come quella avvenuta a Viareggio nel 2009. «Stanno uccidendo silenziosamente i nostri bambini», ha detto puntando il dito contro la classe dirigente e imprenditoriale d’Italia, Marzia Caccioppoli. Molto forte l’attacco del rappresentante d’istituto del Liceo Cotugno, Andrea Bernardi, studente dell’istituto al centro dell’attenzione per non avere le carte in regola sulle verifiche di vulnerabilità sismica e staticità. Ilaria Carosi, che nel sisma del 2009 ha perso la sorella, ha raccontato il suo modo di combattere il dolore: aiutando, da psicoterapeuta, i familiari delle vittime del terremoto di Amatrice.

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