I detenuti realizzano le pigotte dell’Unicef

Sulmona, intesa tra carcere e associazione: le bambole indossano abiti tradizionali della Perdonanza
SULMONA. I detenuti del carcere di Sulmona confezionano le pigotte dell’Unicef. È questa una delle ricadute concrete del protocollo d’intesa sottoscritto dalla struttura penitenziaria diretta da Sergio Romice e dal comitato provinciale dell’associazione presieduto da Ilio Leonio.
L’iniziativa ha assunto un risvolto particolare collegato alla Perdonanza Celestiniana da poco conclusa, perché le bambole di pezze simbolo dell’Unicef sono state realizzate con indosso i costumi tradizionali dell’evento. Si è tradotta in pratica così una collaborazione che, come recita il testo dell’accordo, è «imperniata su azioni congiunte, finalizzate alla promozione di progetti di sensibilizzazione e di formazione sui diritti del minore e sulla genitorialità consapevole e responsabile all’interno della casa di reclusione».
Per il confezionamento delle pigotte, le cui “adozioni” consentono di finanziare progetti in favore di bambini vulnerabili di Paesi in via di sviluppo, riducendone la mortalità, l’Unicef ha messo a disposizione consulenze tecniche. Il comitato provinciale si è impegnato inoltre a organizzare incontri e seminari in carcere dedicati a illustrare le proprie finalità istituzionali, ma anche a sostenere con le sue specifiche competenze le attività promosse dal carcere. La struttura di detenzione, da parte sua, favorirà e supporterà le iniziative portate avanti dall’Unicef, promuovendo anche l’organizzazione di gruppi lavori e altri eventi che attengano agli obiettivi indicati nel protocollo. Per i detenuti si tratta di un’occasione, ad esempio, per sviluppare la conoscenza e la sensibilità rispetto ai principi sanciti dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza stipulata nel 1989 e a «elaborare, di concerto, progetti comuni nell’ambito dell’educazione alla convivenza civile in ogni sua dimensione (educazione alla legalità, alla pace, all’interculturalità, alla solidarietà, alla cittadinanza attiva, allo sviluppo sostenibile, all’ambiente, alla salute), nella prospettiva della formazione integrale della persona». Il tutto nell’ottica della responsabilizzazione di chi sta scontando una pena detentiva e della «riparazione indiretta del danno determinato dalla commissione di reati». (g.d.m.)
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