I familiari vanno in Comune: «Il sindaco risolva il caso»

AVEZZANO. «Vogliamo incontrare il sindaco, deve parlare con noi come fa quando in campagna elettorale viene a trovarci e ci chiama per nome e cognome». Dopo lo sgombero in via Mattarella, dove le...
AVEZZANO. «Vogliamo incontrare il sindaco, deve parlare con noi come fa quando in campagna elettorale viene a trovarci e ci chiama per nome e cognome». Dopo lo sgombero in via Mattarella, dove le forze dell’ordine hanno lavorato ore per assicurare l’ordine pubblico, numerose persone della famiglia Morelli sono andate in Comune e hanno chiesto di Gianni Di Pangrazio. Alcune delle donne sono state richiamate all’ordine. «Abbassate la voce», ha detto il dirigente Tiziano Zitella, «qui c’è anche gente che sta lavorando». «Continuate a chiamarci in modo sprezzante rom», gli risponde una zia, «sì, io sono rom ma vado a lavorare e pago le tasse e quindi pago anche io i vostri stipendi». Qualche momento di tensione si è vissuto per via di un’esplosione che si è avvertita anche dall’interno del palazzo comunale. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine si è trattato di un grosso petardo lanciato da qualcuno dalla parte di via XX Settembre, all’interno del cortile che si trova tra gli uffici tecnici e il Comune. Dopo una mezz’ora di attesa, in cui si sono anche “stemperati” gli animi, Cesare Morelli è stato ricevuto dal vicesindaco Nando Boccia che poi ha incontrato anche altre donne della famiglia. Altre persone hanno atteso fuori il portone del palazzo e anche qui ci sono stati momenti concitati. «Non ci muoviamo di qui fin quando non ci assicurano che anche Rosa avrà una casa», dice la zia Daniela, «non ce l’abbiamo con nessuno, ma non capiamo come sia possibile che venga pagato l’albergo a quella famiglia che lì nemmeno ci abitava e che ha altre case», conclude, «noi siamo italiani, siamo avezzanesi, vogliamo essere trattati come viene trattato qualunque altro cittadino». Alla fine il sindaco Di Pangrazio è arrivato e si è intrattenuto con Rosa Morelli, che stringeva tra le braccia la sua piccola, e la madre Monica. Le donne hanno pianto e hanno chiesto aiuto al sindaco. Quando sono uscite dalla stanza piangevano entrambe. Alla domanda se avessero avuto o meno rassicurazioni rispondono: «Siamo distrutte, non ce la sentiamo più di parlare».
«Per il momento alla ragazza sarà concesso un contributo in denaro per le necessità della bambina, una tantum», spiega Boccia, «Rosa non risulta residente ad Avezzano ma ancora a Roma, dove abitava prima, per un alloggio vedremo dopo la residenza». (m.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

