I giovani medici scendono in piazza: «Più borse di studio»

30 Maggio 2020

L’altra richiesta: agevolare l’accesso alle specializzazioni Faenza (portavoce): difendiamo il diritto alla formazione

L’AQUILA. Più posti nei corsi di specializzazione, più borse di studio, più specialisti nelle corsie degli ospedali. Sono le richieste avanzate dai giovani medici – neolaureati, neoabilitati, studenti e specializzandi – che ieri mattina sono scesi in piazza, all’Aquila, nell’ambito di una mobilitazione nazionale che si è svolta da Milano a Palermo (in Abruzzo anche a Teramo). A promuovere la protesta, le associazioni Salviamo Ippocrate, Chi si cura di te?, Er - Ex Rappresentanti in prima linea, Farmacia politica, Link Area medica, Materia grigia, Segretariato italiano Giovani medici. Un fronte comune costituito per fare pressing su governo e parlamento (ma anche per sensibilizzare l’opinione pubblica) affinché venga eliminato l’“imbuto formativo”, ovvero la carenza di borse di studio che ogni anno impedisce a decine di migliaia di laureati in medicina di accedere alle scuole di specializzazione.
«Vogliamo difendere il diritto alla formazione e dire basta ai tagli alla sanità pubblica», spiega Susanna Faenza, dottoressa neolaureata. «Non è bastata la pandemia a far comprendere che il problema non è l'assenza di medici, ma la carenza di specialisti. I posti nelle scuole di specializzazione sono troppo pochi, ogni anno più della metà dei concorrenti resta fuori. Chi non ce la fa a entrare è costretto a ripiegare su un lavoro precario e privo di tutele, diventando quello che noi chiamiamo un camice grigio, oppure deve emigrare. I trolley con cui siamo scesi in piazza oggi stanno a significare proprio questo: se non saranno garantiti i nostri diritti, saremo obbligati ad andare all’estero». L’anno scorso, in tutto il Paese, ci sono stati meno di novemila posti a concorso per un esercito di aspiranti pari al doppio. Quest’anno si prevedono 12mila 500 posti per circa 23/25 mila aspiranti, perché, con l’emergenza sanitaria, il governo ha reso la laurea abilitante. Una cosa sacrosanta, visto il sacrificio chiesto a molti giovani professionisti, che, dal canto loro, non si sono tirati indietro e sono andati a dare una mano, nei reparti e nella rete di medicina territoriale, ai colleghi più anziani. Ma così gli aspiranti saranno ancora di più.
«Condivido le ragioni della protesta», commenta la deputata del Pd Stefania Pezzopane. «Anche per questo, se non condizionato e con interessi vantaggiosi, potrebbe essere un’occasione utilizzare i 37 miliardi messi a disposizione dell’Italia dal Mes per il comparto sanitario. Questo governo e questa maggioranza, occorre ricordarlo, nel Decreto rilancio hanno stanziato 3,2 miliardi di euro per la sanità, oltre a 1,4 miliardi del decreto Cura Italia, finalizzato anche ad aumentare le possibilità di assunzione».
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