«I laghetti sono secchi per colpa del Parco»

21 Novembre 2017

L’AQUILA. «Ci recintano i laghetti per salvare il tritone crestato, ma in realtà sono loro che lo stanno uccidendo». Il comitato Allevatori dell’Abruzzo Ulteriore Secondo punta il dito contro il...

L’AQUILA. «Ci recintano i laghetti per salvare il tritone crestato, ma in realtà sono loro che lo stanno uccidendo». Il comitato Allevatori dell’Abruzzo Ulteriore Secondo punta il dito contro il Parco Gran Sasso-Laga e il progetto “Life praterie”. «Oltre al più famoso lago di Pietranzoni», dicono gli allevatori, «ci sono altre pozze d’acqua a rischio o già completamente secche, come ad esempio il lago di Filetto, dove il Parco ci ha bloccato la manutenzione che facevamo da sempre e così si è riempito di fango, con la morte dei pesci. Ancora peggio al lago di Assergi che, anche a causa della siccità di quest’anno, ormai è diventato secco. Stanno buttando soldi dei fondi europei», accusano gli allevatori, «per la salvaguardia delle specie animali e vegetali, ma con regole sbagliate e restrizioni sono loro che uccidono l’ambiente e chi lo popola».
Gli allevatori raccontano come da secoli ha funzionato la manutenzione delle raccolte d’acqua sul Gran Sasso. «Siamo stati noi», sottolineano gli allevatori del Gran Sasso, «a convogliare l’acqua piovana dentro queste raccolte e a occuparci periodicamente della loro pulizia, soprattutto eliminando la terra che veniva trascinata dentro le pozze. Ebbene, il tritone crestato e le altre specie non hanno mai subìto danni, grazie alla manutenzione che veniva effettuata. Da quando è arrivato il Parco abbiamo fatto di tutto per continuare a ottenere le autorizzazioni, senza riuscirci. I laghetti si sono riempiti di fango e man mano si sono prosciugati, complice anche la siccità. Il lago di Filetto, nella piana di Fugno, sta scomparendo, mentre quello di Assergi, dove un tempo si abbeveravano fino a 300 mucche, è ormai secco». Il progetto “Life praterie”, partito nel 2012, e di cui si stanno tirando le conclusioni, è stato finanziato con 1,6 milioni di euro, di cui metà messi a disposizione dal Parco e l’altra metà provenienti da fondi europei. L’obiettivo è «la conservazione e tutela dei preziosi habitat dei pascoli e delle praterie di quota». Tra gli interventi messi in atto sul territorio, la contestata recinzione dei laghetti di montagna.(r.s.)
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