I legali: «Pronti al ricorso una pena troppo severa»

21 Dicembre 2022

TAGLIACOZZO. Non si sono fatte attendere le reazioni delle difese alle sentenze di condanna per uno dei reati al centro dell’inchiesta sugli appalti al Comune di Tagliacozzo e che portò nel 2016...

TAGLIACOZZO. Non si sono fatte attendere le reazioni delle difese alle sentenze di condanna per uno dei reati al centro dell’inchiesta sugli appalti al Comune di Tagliacozzo e che portò nel 2016 alla caduta dell’allora amministrazione guidata dal sindaco Maurizio Di Marco Testa. Per il suo difensore, Roberto Verdecchia, «in piccolissima parte la sentenza non rispetta i parametri di quanto emerso nel dibattimento». «Seppur Di Marco Testa sia stato assolto con la formula più ampia per il più grave reato di concussione per cui tutta la vicenda è partita e si è sviluppata», dichiara il legale, «purtroppo è stato condannato a una pena decisamente severa per una vicenda (la scalinata della chiesa, ndc), dove altri due coimputati hanno avuto la meglio, visto che chi realizzò gratuitamente il progetto è stato prosciolto all’udienza preliminare ed il dirigente dell’ufficio tecnico è stato assolto. Vorrà dire», sbotta Verdecchia, «che nessun amministratore sarà più chiamato a fare del bene per la sua comunità, visto che l’unico interessamento dell’allora sindaco e del consigliere Di Marco fu semplicemente finalizzato affinché l’opera fosse stata realizzata prima del periodo estivo».
«Se l’amministrazione avesse voluto privilegiare qualcuno», sottolinea l’avvocato Irma Conti, difensore dell’imprenditore Bonifaci, «avrebbe proceduto con un affidamento diretto visto che l’appalto era sotto soglia. Il disinteresse del mio assistito su quell’appalto è pari al fatto che non ha neanche eseguito i lavori, che consistevano nella realizzazione di tre gradini, il cui utile era al netto di appena 2.000 euro». (p.g.)