I lettori scrivono: la testimonianza della studentessa universitaria Elisa Piccirilli
L’Aquila 2019. Le voci degli operai risuonano nei palazzi e luoghi del centro, si lavora ininterrottamente per restituire dignità a questa città ripetutamente ferita, le risate dei ragazzi stanno...
L’Aquila 2019. Le voci degli operai risuonano nei palazzi e luoghi del centro, si lavora ininterrottamente per restituire dignità a questa città ripetutamente ferita, le risate dei ragazzi stanno tornando a colorare le vie, i bambini corrono felici nel parco del Castello; si respira aria di normalità. Osservando la splendida Collemaggio da lontano, mi rendo conto di quanto io possa ritenermi fortunata, ho avuto il privilegio di crescere in una città “immersa” nella storia, un magnifico centro abitato per troppo tempo racchiuso nella fredda morsa metallica delle grigie recinzioni da cantiere. Tempo fa mi sono soffermata a leggere una frase di Italo Calvino: “La poesia è l’arte di far entrare il mare in un bicchiere”; la mia amata città è la musa delle rime più belle e sentite, la musica che proviene dai cortili dei palazzi storici appena restituiti contribuisce a rendere ancora più suggestivo l’ambiente circostante. Quanto mi sei mancata L’Aquila mia, quanto ho sofferto nel vederti spoglia e abbandonata, quanto rimpiango di non aver potuto condividere i momenti più importanti dell’infanzia con te, avrei voluto viverti molto di più imparando ad amarti e rispettarti giorno dopo giorno osservandoti con lo sguardo ingenuo di una bambina. Come sei bella L’Aquila mia, come sei bella quando il sole illumina le tue montagne imponenti ricoperte dal candido strato di neve, le tue strade tortuose raccontano vicende di epoche passate, una storia fatta di dedizione e sacrifici da parte del tuo fedele e coraggioso popolo. Gli anni passano e i segni del tempo stanno cominciando a lasciare le loro tracce sui lineamenti del viso, osservo i miei amici e non posso fare altro che sorridere ripensando a tutte le monellerie commesse in tenera età, la città era il nostro rifugio segreto, quel porto sicuro che non avrebbe mai tradito la nostra fiducia; così è stato. Avevo 11 anni quando pronunciai questa promessa “L’Aquila io non ti tradirò mai”, devo dire che a oggi quelle parole risuonano più forti che mai nella mia testa; un giuramento da difendere e preservare. Se potessi tornare nel passato per un solo istante probabilmente correrei da quella bambina così fragile e insicura e la inciterei a farsi forza, i muri possono crollare ma lo spirito di un vero aquilano è in grado di resistere alla violenza di qualsiasi scossa. Amare la propria comunità è un dovere morale, è necessario crescere le nuove generazioni nel rispetto di usi e costumi locali, prendere per mano i più piccoli e condurli alla scoperta delle bellezze nascoste che L’Aquila può ancora offrire; nessun giovane dovrà più sentirsi estraneo in casa propria. Trascorsi 10 anni, la città si prepara alla commemorazione dei 309 angeli strappati violentemente dalla vita quella notte; gli aquilani cammineranno per le vie del centro, la debole luce delle fiaccole accompagnerà il solenne momento. La giornata del 6 aprile dovrà rappresentare un chiaro messaggio di speranza, solamente riflettendo sul passato potremmo trovare la forza di guardare avanti e affrontare un nuovo presente. Scrive Gibran: “Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia, perché dietro alla nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta”.
Elisa Piccirilli
21 anni, studentessa universitaria
Elisa Piccirilli
21 anni, studentessa universitaria

