I medici cattolici insorgono: turni stressanti e zero riposi

Il presidente dell’associazione Pupillo si concentra sul Centro trasfusionale dell’ospedale «C’è solo un dirigente assistito da un collega “prestato” e deve sopperire a tutto»
SULMONA. Anche l’Associazione dei medici cattolici insorge contro le carenze di organico dell’ospedale sulmonese. In particolare, i professionisti si concentrano sul Centro trasfusionale, dove un solo dirigente medico deve garantire, oltre al normale orario di lavoro, i turni di reperibilità pomeridiana e notturna, che prima venivano coperti da tre medici e un biologo. Addirittura il presidente Luca Piergiuseppe Pupillo fa riferimento al passo dell’Esodo, dedicato all’importanza del tema del riposo già nella Bibbia.
«Dispiace e ci risulta di difficile comprensione vedere, ormai da qualche mese, presso il Centro trasfusionale di Sulmona soltanto un dirigente medico, coadiuvato temporaneamente da un collega prestato al servizio», fa notare il dottore, «e sapere che devono coprire, alternandosi, oltre al normale turno di lavoro, raccolta del sangue da donatori volontari al mattino, screening per tutto il presidio ospedaliero, i turni di reperibilità pomeridiana e notturna per le urgenze riguardanti la distribuzione del sangue, terapia salvavita nelle malattie emorragiche, che venivano coperti precedentemente da un organico di tre dirigenti medici e da un dirigente biologo». Il sodalizio, poi, rivendica la necessità di tutelare i lavoratori sanitari e i livelli delle prestazioni. «Noi medici cattolici», aggiunge Pupillo, «non vogliamo tutelare interessi corporativi, ma essere attenti affinché il lavoro medico sia svolto in condizioni di dignità. Chiediamo in quale modo il datore di lavoro stia esercitando la tutela del giusto riposo e come intenda affrontare e risolvere le criticità esistenti, ritenendo di affermare e difendere un punto di equilibrio geografico e territoriale per la nostra sanità, con una programmazione che comporti un impegno costante nel tempo garantendo quantità, qualità, efficacia, efficienza».
Proprio la posizione dell’Annunziata meriterebbe per i medici cattolici un’attenzione maggiore. «Il presidio ospedaliero di Sulmona», prosegue Pupillo, «è una struttura che possiamo definire “di frontiera”, posta a valle dell’Alto Sangro e dell’Alto Sagittario, situato nel territorio della Valle Peligna, zona a rischio sismico del massimo grado, che andrebbe, al contrario, potenziato con personale adeguato e non depauperato per mancanza di cosiddetti fondi regionali. Chi ha responsabilità decisionali sia dotato di coralità, progettualità, lungimiranza, concretezza, sia guidato da una forte esigenza etica, sia testimone di legalità, persegua il bene comune».
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