«I pini potevano essere salvati»

Gli agronomi forestali contestano l’abbattimento dell’Anas
RIVISONDOLI. Non si placano le polemiche suscitate dal taglio degli alberi lungo la statale che attraversa l’Altopiano delle Cinquemiglia. A far sentire la sua voce contraria al taglio dei pini da parte dell’Anas è l’Ordine regionale degli agronomi forestali, che parla di un «provvedimento frettoloso senza alcuna pianificazione tecnica che crea, un precedente pericoloso».
Sono 70 i pini buttati giù dagli operai dell’Anas, per motivi di sicurezza, lungo la strada dell’altopiano a oltre 1.200 metri di altitudine, tra i comuni di Rocca Pia, Roccaraso, Rivisondoli, Pescocostanzo e Castel di Sangro.
Secondo gli agronomi «è mancata una pianificazione tecnica dell’intervento di messa in sicurezza dei caratteristici pini neri che adornavano una delle più belle arterie stradali d’Abruzzo. I pini, che facevano mostra di sé dando una particolare suggestione al paesaggio e che nel periodo invernale diventavano quasi segnali di orientamento per gli automobilisti, potevano essere salvati». Ma per i responsabili dell’Anas sono stati troppi gli incidenti, alcuni anche mortali, che si sono verificati sulla strada. «È stato invece un provvedimento privo di logica», afferma Matteo Colarossi, vicepresidente regionale dell’Ordine, «perpetrato senza una preventiva valutazione di stabilità arborea che ha irrimediabilmente danneggiato il paesaggio». (m.lav.)
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