I ristoratori: «Pronti alla ripartenza, ma restano ancora troppe incognite»

Molte le spese da affrontare per l’allestimento dei locali all’aperto, ma non tutti dispongono di adeguati spazi Milone: «Ci attrezzeremo con coperte, come in Danimarca». Totani: «Qui fa freddo, difficile organizzare la cena»
L’AQUILA. A quattro giorni dall’entrata in vigore del nuovo decreto, i ristoratori aquilani non hanno ancora certezze. Il 26 aprile è vicino, ma non è certo – solo domani i dati ne daranno piena contezza – se anche L’Aquila tornerà in zona gialla, come il resto della regione. E se i ristoranti potranno riaprire a pranzo e a cena, così come annunciato dal premier Draghi, per le attività nelle aree a minor rischio di contagio. Ma solo all’aperto. Ed è così che, chi può, si affretta a organizzare gli spazi esterni a disposizione: qualche ombrellone posizionato qua e là, pedane per i tavolini, lampade a fungo per scaldare i clienti, costretti a cenare all’aria frizzantina della primavera aquilana. Persino coperte, da utilizzare all’occorrenza. Vie e piazze occupate dai tavolini all’aperto dove servire piatti fumanti fino alle 22, quando il coprifuoco costringerà alla ritirata. I meno fortunati restano a guardare: chi non ha una corte dove accogliere gli avventori, sarà costretto a proseguire con l’asporto. Mentre i conti di gestione continuano a segnare il rosso.
TANTA INCERTEZZA. «Siamo entusiasti di ripartire, seppure tra mille incognite», afferma Luca Totani, proprietario del Connubio, «se arriverà il via libera con il giallo da lunedì, almeno a pranzo, torneremo ad accogliere i nostri clienti nella corte interna di palazzo Fibbioni. Organizzare la cena è molto più difficile, in quanto non possiamo realizzare strutture mobili o dehors e tutto sarà condizionato alle previsioni meteo. All’Aquila anche a primavera, di sera, fa freddo: in caso di maltempo improvviso non possiamo ripiegare sugli spazi interni».
Totani definisce il nuovo decreto «un vero rebus».
«Una riapertura con troppi punti interrogativi», dice, «lavoro con materie prime particolari, che non riesco a reperire in due giorni: sto cercando di organizzarmi, ma se non si riaprirà subito continueremo con l’asporto pur di mantenere in vita l’attività».
ANCORA INVESTIMENTI. Altri soldi da sborsare per adeguare i ristoranti, la corsa contro il tempo, lo spettro di nuove, improvvise chiusure.
Per Giorgio Carissimi, titolare dell’Osteria da Giorgione, l’incertezza è tanta. «Non abbiamo linee guida definitive», afferma, «e poi come si può far riaprire di sera con il coprifuoco alle 22? Significa che i clienti devono lasciare i tavoli alle 21». Intanto, in via del Guastatore, in pieno centro città, si lavora all’allestimento dei tavolini esterni.
«L’investimento economico è pesantissimo», evidenzia Carissimi, «ho sborsato altri 7mila euro per pedana e lampade di riscaldamento a infrarossi, che si aggiungono alle tante spese degli ultimi mesi per l’adeguamento del locale. Anche il dubbio sulla riapertura, in base ai colori, costituisce un problema. Lavoriamo con il fresco, probabilmente deciderò di riaprire il 27 aprile, per scaricare i prodotti freschi il 26». Carissimi ha un pensiero anche per i colleghi che non potranno rialzare la saracinesca: «È mortificante vedere altri ristoratori che stanno a guardare, non avendo disponibilità di spazi esterni, mentre noi lavoriamo».
SOLO ASPORTO. Paolo Rufini, della Trattoria 127, all’immediata periferia della città, sarà costretto a proseguire con l’asporto. Il suo ristorante è al piano terra di una palazzina. «Da Pasqua ho sempre lavorato con l’asporto», spiega, «anche se i guadagni sono stati minimi. E sono fortunato perché non devo pagare l’affitto. Al momento siamo chiusi: riapriremo a fine maggio, ma solo con l’asporto non avendo la possibilità di attrezzare aree esterne. Il governo ha creato una frattura enorme all’interno della categoria».
Fabrizio Ciotti, di Braci e abbacchi, potrebbe posizionare i tavolini su via Garibaldi «ma è una strada trafficata», evidenzia, «immaginate i clienti che mangiano mentre transitano in continuazione le auto. Non sappiamo ancora se la sera ci sarà la pedonalizzazione. Per chi, come noi, ha un locale con pochi posti esterni, il numero dei coperti è irrilevante rispetto alle spese di gestione».
RIAPRIRE SUBITO. C’è chi non vede l’ora di riaprire.
Come Pedro Mammuttai, del ristorante Da Pedro: «Siamo pronti a ripartire. Abbiamo uno spazio esterno adeguato al rispetto del distanziamento. Ci stiamo attrezzando con coperte da offrire ai clienti e lampade a fungo per il riscaldamento dell’ambiente. Gli aiuti non bastano, vogliamo tornare a lavorare anche all’interno, rispettando al massimo le regole».
Roberta Milone, del ristorante Forma, è ottimista: «Stiamo aspettando l’autorizzazione del Comune per un dehors in piazza Bariscianello», afferma la ristoratrice, «riapriremo appena arriverà l’ok. Intanto, da tre mesi stiamo sperimentando una nuova formula di cucina, che funziona bene, ma vogliamo tornare a fare cucina italiana contemporanea a chilometro zero. Per andare incontro ai clienti ci attrezzeremo con delle coperte, come si fa in Danimarca».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

